Europa ancora divisa: solidarietà o austerity?

(Teleborsa) – Giorni cruciali per il futuro dell’Europa. Una partita delicatissima che si gioca sulle decisioni che dovranno essere prese su MES ed eurobond: l’Unione è ancora divisa in due, tra Nord e Sud, sugli strumenti con cui affrontare quella che tutti hanno definito la più grave crisi economica dalla fine della Seconda guerra mondiale. E mentre l’Eurogruppo è confermato per martedì, il vertice dei leader europei sembra destinato in ogni caso a slittare a dopo Pasqua. “L’Ue sta giocando con il fuoco”, avvisa oggi l’economista Luigi Zingales sul Financial Times online.“Se non dimostrerà la volontà di dare aiuti sostanziali ai Paesi membri in difficoltà, non avrà più ragione di esistere”.

Tra gli aiuti di Stato messi in campo dai governi, le misure della Bce per gli acquisiti di titoli del debito pubblico e le proposte avanzate dalla Commissione e dalla Bei per finanziare la Cig e dare liquidità alle imprese, l’Unione nel suo complesso ha già schierato un arsenale che vale all’incirca 3.000 miliardi di euro. Ma a Bruxelles tutti sono convinti che ciò non basterà. Serviranno iniziative come un nuovo piano Marshall, l’attivazione di un Mes light – caldeggiato da Germania e Francia – e, come auspicato da molti Italia in testa, gli eurobond.

In questo contesto, il commissario Ue per l’Economia Paolo Gentiloni ha sottolineato con un tweet l’urgenza di prendere le necessarie decisioni. “L’impennata in due settimane dei numeri americani sulla disoccupazione conferma la necessità di reagire subito e in maniera coordinata alle conseguenze della pandemia”, ha scritto l’ex premier italiano, che ha firmato con il collega francese al Mercato interno, Thierry Breton, un intervento per perorare l’idea di “un fondo europeo espressamente concepito per emettere obbligazioni a lungo termine”.

Intanto, anche il Premier spagnolo Pedro Sanchez in una lettera-appello pubblicata su diversi quotidiani europei ha sottolineato la necessità di una risposta chiara e unita, chiedendo che venga lanciato un nuovo piano Marshall finanziato anche attraverso l’emissione di titoli di debito comuni, ovvero quei coronabond che anche l’Italia continua a chiedere a gran voce, appoggiata da altri 7 Paesi, ma osteggiata però da Germania, Olanda, Austria e altri Paesi del Nord.

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