Euro-dollaro, venti di guerra. La debolezza del “biglietto verde” fa gongolare Mnuchin, Trump corregge il tiro e Draghi lancia frecciatine alla Casa Bianca

Prima le schermaglie, poi le prove di pace. In molti, però, sono pronti a scommettere che la "guerra delle monete" non promette nulla di buono

(Teleborsa) Euro – dollaro: prima i venti di guerra, poi le  prove generali di pace, per molti assolutamente di facciata.  Fatto sta che l’asse resta rovente tra dichiarazioni, tentativi di correggere il tiro e smentite di rito.   Qualcuno, nel frattempo, l’ha addirittura ribattezzata la “guerra delle monete” e all’orizzonte, in molti sono pronti a scommettere, non si prospetta niente di buono.
Ma facciamo un passo indietro.

La debolezza del dollare fa “gongolare” Mnuchin – A dare il via alle danze erano state le dichiarazioni di Steven Mnuchin, segretario al Tesoro statunitense,  che aveva pubblicamente sdoganato il tabù, affermando senza mezzi termini la forza di un dollaro debole,  favorevole dunque all’economia a stelle e strisce. Inutile sottolineare come, per decenni, indipendentemente dalle politiche concrete perseguite, la posizione ufficiale Usa è stata a favore del dollaro forte.

“Un dollaro debole fa bene agli Stati Uniti da un punto di vista commerciale”. Parole pesantissime, dunque, specie se pronunciate dal braccio destro economico del presidente Donald Trump.

TRUMP CORREGGE IL TIRO Poche ore dopo, però, era arrivata la parziale retromarcia del Tycoon che si era affrettato a dichiarare che “Il livello del dollaro dovrebbe essere basato sulla forza dell’economia americana. Il dollaro si rafforzerà e io voglio vedere un dollaro forte”.

MNUCHIN E LA MOSSA DEL GAMBERO – “Con le mie parole non stavo cercando di muovere il cambio del dollaro”, aveva alla fine chiarito Mnuchin dopo che il Presidente Trump aveva dichiarato all’emittente Cnbc, in una intervista rilasciata a Davos,  di volere un dollaro forte.

Allarme rientrato? Non del tutto – Dichiarazioni che avevano generato un vero e proprio effetto-domino con il direttore generale del Fondo monetario internazionale che aveva chiesto chiarimenti all’indomani delle controverse dichiarazioni. “Spero che il segretario Mnuchin abbia la possibilità di chiarire esattamente quanto ha detto”, aveva affermato Christine Lagarde in una intervista a Bloomberg.

DRAGHI PREOCCUPATO – Anche dalla Bce, preoccupata per la volatilità del dollaro che “è fonte di incertezza”, arrivano frecciatine, neanche tanto nascoste, all’indirizzo della Casa Bianca con il presidente Mario Draghi che, senza mai citarla, manda messaggi all’amministrazione americana.

“Diversi membri del Consiglio direttivo hanno espresso preoccupazioni che vanno al di là del semplice tasso di cambio e che riguardano lo stato generale delle relazioni internazionali in questo momento”, sottolinea Draghi, riferendosi appunto ai rapporti con gli Stati Uniti.

LINGUAGGI E RELAZIONI PERICOLOSE – Una parte della recente volatilità sul mercato dei cambi, ha quindi aggiunto, è stata causata “dall’uso di un certo linguaggio… Che non riflette quanto avevamo concordato”.

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