Il vino italiano parte alla conquista della Cina

Le aziende enologiche italiane guardano con interesse al mercato cinese, preparandosi a investire nella promozione di una cultura del vino italiano

Nonostante il declino delle importazioni enoiche in Cina, con un primo trimestre 2019 in calo per tutti i produttori, ad uscirne meglio è l’Italia che limita le perdite, rispetto agli altri Paesi.

Questa diminuzione si può considerare fisiologica ed è dovuta alle tensioni tra USA e Cina, ma anche ai gusti dei consumatori orientali che in particolare nella Cina Settentrionale continuano a preferire i superalcolici, al contrario delle città più evolute tra cui anche Guangdong, Zhejiang e Fujian.

È cambiato però l’atteggiamento dei produttori italiani che iniziano a investire nella promozione anche nel Sol Levante. Un buon segnale in questo senso è la visita di Sun Yongjian, presidente di ShenYang Mengze, colosso della distribuzione di vini in Cina collegata all’azienda australiana Penfolds, alle cantine italiane in Toscana per una sorta di scouting di vini italiani da proporre al mercato cinese.

Durante il suo tour è stato accompagnato dal vicepresidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi e da Silvana Ballotta, CEO di Business strategies, società di Firenze specializzata nell’internalizzazione di aziende del settore agroalimentare. La società toscana ha una sede a Shanghai e dal 2008 ha promosso il vino made in Italy all’estero, gestendo 150 milioni di euro di fondi comunitari.

Lamberto Frescobaldi ha sottolineato la necessità di muoversi con azioni mirate nelle diverse zone della Cina, che presentano poteri d’acquisto, gusti e a volte anche lingua diversi. Silvana Ballotta ha ricordato: “Fino a non molti anni fa il consumatore medio cinese non distingueva il Prosecco da un Nero d’Avola. Adesso, in città che già vantano un consumo di vino consolidato, mi sono sentita fare richieste molto mirate su vitigni e annate. Insomma i cinesi quando cominciano a cambiare lo fanno a una velocità impressionante. Tuttavia dal canto nostro dobbiamo essere consapevoli che il lavoro da fare è ancora tanto”.

Secondo Frescobaldi non si può non considerare il forte cambiamento nel modo di stare a tavola dei cinesi che si sono aperti anche a prodotti più europei, come i formaggi, prima assenti dal mercato. Non bisogna mai dimenticare, però, che le abitudini orientali sono diverse dalle nostre e vedono piatti e bevande presentate tutte insieme con un mix di dolce, salato e di vari superalcolici, senza badare all’ordine di consumo. In particolare sarebbe meglio partire con vini rossi, dato che il bianco è legato al lutto e i cinesi tendono a non bere bibite refrigerate. In particolare quelli più apprezzati sono i fruttati, poco acidi ma non dolci, come l’Amarone, che è quello più apprezzato o il Sangiovese, mentre il Chianti continua a essere quello più conosciuto.

Per ottenere dei risultati, però sono fondamentali le campagne che trasmettano la cultura del vino italiano, sfruttando anche il fatto che i cinesi nutrono un forte interesse per il nostro paese, con una strategia univoca e uno sforzo congiunto di produttori e operatori del settore.

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