Esplosione gas in Austria accende le polemiche. Emiliano contro Calenda

(Teleborsa) – L’esplosione avvenuta in un impianto di distribuzione in Austria accende anche la miccia delle polemiche. Il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, non perde occasione per bacchettare il Governo che a suo dire pecca di superficialità.

“Calenda non è un uomo che medita. L’incidente gravissimo in Austria avrebbe dovuto far meditare il ministro. Ma Calenda va avanti senza approfondire. Io sono sempre stato favorevole al gasdotto TAP, non ho nulla contro i gasdotti, noi abbiamo solo chiesto di fare approdare il gasdotto in una zona non pericolosa, in una zona industriale. I ritardi – ha aggiunto – in realtà sono dovuti agli errori di progettazione del consorzio Tap-Trans Adriatic Pipeline (TAP). Finirà male. Perché si sono ritenuti inapplicabili le direttive Seveso sulla sicurezza. Attenzione perché anche Meledugno è una stazione di decompressione come Baumgarten”. E’ questo l’allarme del  Governatore della Puglia lanciato in un’intervista a Radio Anch’io.

Emiliano continua a difendere la posizione regione che governa dopo che anche il TAR del Lazio ha respinto il ricorso della Puglia contro il ministero dell’Ambiente per i lavori di costruzione del TAP di Melendugno.

Non si fa attendere la risposta di Calenda che va dritto per la sua strada e anzi rincara la dose quando insiste dicendo che “bisogna aprire nuove rotte per il gas”. Al Gr1  della Rai, il ministro spiega: “gli stoccaggi sono stati intaccati in minima parte e hanno consentito di riequilibrare la situazione, ma questo dimostra che c’è un grande problema di sicurezza degli approvvigionamenti e bisogna aprire nuove rotte per il gas”. Secondo Calenda infatti “il gasdotto TAP è necessario, abbiamo una dipendenza energetica del 45% con picchi di due terzi nella stagione fredda e non possiamo stare in questa situazione: già nel 2009 durante la crisi ucraina avemmo un problema molto più grande di questo: ecco perché il TAP è fondamentale, perché e’ una diversificazione di fonte, peraltro fatta a spese di chi il gas lo porta, quindi non dello Stato”. 

Sulla diversificazione delle fonti si è espresso anche Claudio Descalzi, amministratore delegato di ENI  quando ha ricordato che “il gas  ha vissuto un problema che è normale quando l’Italia, come l’Europa, fa dell’import tutto (il 90% l’Italia, il 70% l’Europa) ed è energia necessaria per produrre elettricità. E’ avvenuta questa fragilità che può essere sconfitta solo con la diversificazione”.

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