Eni: raffineria di Gela modello di bioeconomia

(Teleborsa) – Gela protagonista dell’appuntamento internazionale “The Bioeconomy in Transition – International Workshop on the future of Biorefineries in Europe” concluso dopo visita appunto presso la Raffineria della località del Sud della Sicilia che si affaccia sul mare Mediterraneo, in provincia di Caltanissetta, Si è trattato – spiega una nota del Gruppo Eni  – di una 3 giorni di dibattiti e approfondimenti sul tema della bioeconomia, e in particolare sul ruolo delle bioraffinerie, organizzata dal Comune di Gela e da Unitelma-Sapienza Università di Roma, con la collaborazione di Eni e la partecipazione di istituzioni ed esperti internazionali. Al centro del confronto scientifico il polo industriale di Eni a Gela, che con l’investimento di 2,2 miliardi previsti nel Protocollo del 2014, diventerà uno dei siti produttivi “green” più importanti d’Italia.

Negli ultimi anni l’industria europea delle raffinerie tradizionali ha attraversato un periodo di profonda crisi che ha portato alla chiusura tra il 2009 e il 2014 di ben 19 siti sui 98 presenti in Europa. In questo contesto, la riconversione green delle raffinerie è diventata una priorità strategica oltre che una necessità. Questo è il caso dell’impianto di Gela, avviato nel 1963 da Enrico Mattei, che, seguendo l’esempio di successo di Venezia, sarà trasformato in una delle poche raffinerie green di seconda generazione al mondo, con una fortissima attenzione al tema della sicurezza e dell’occupazione.

La nuova bioraffineria, con capacità di lavorazione di 750.000 tonnellate annue, sarà in grado di trattare progressivamente quantità elevate di oli fritti esausti, grassi animali e sottoprodotti dell’olio di palma da utilizzare per la produzione di biocarburanti. Significativo anche il miglioramento di tutte le matrici ambientali grazie ad un abbattimento delle emissioni superiore al 70% rispetto al ciclo tradizionale.

Nella transizione verso un modello sostenibile e innovativo, Gela diventerà un laboratorio per l’applicazione delle più avanzate tecnologie nel campo ambientale e delle rinnovabili, attraverso la realizzazione di un impianto pilota in grado di trasformare i rifiuti organici in bio olio e di un sistema innovativo di pannelli a concentrazione solare, sviluppato da Eni in collaborazione con il Mit di Boston e il politecnico di Milano.

Nella strategia Eni verso un futuro low carbon – si legge ancora una nota del Gruppo – centrale è la produzione di biofuel e il progressivo passaggio da fonti di prima generazione a unconventional e Advanced sul contenuto energetico minimo di biofuel nei carburanti immessi nel mercato (10% al 2020).

Il green diesel è raffinato utilizzando la tecnologia proprietaria Ecofining, sviluppata a partire dal 2005 grazie alla partnership con l’azienda americana Honeywell UOP. Questa tecnologia permette di ottenere un prodotto di elevata qualità, migliorando le performance del motore e abbattendo i fumi di emissioni che in tal modo, ad esempio per i relativamente recenti motori Euro 5, avranno meno 40% di ossido di carbonio e meno 20% di particolato. 

Eni: raffineria di Gela modello di bioeconomia
Eni: raffineria di Gela modello di bioeconomia