ENEA, reperti alle Egadi anticipano di 2mila anni la storia della navigazione

(Teleborsa) – I resti di un pasto, composto da una mandibola di cervo e vari molluschi (patelle), hanno permesso agli studiosi di retrodatare la navigazione umana nel Mediterraneo alla ricerca di cibo e nuove terre di 2mila anni, a 8600 anni fa, cioè verso la fine del Mesolitico e non nel Neolitico, come si credeva finora.

L’incredibile scoperta, avvenuta nella Grotta del Tuono di Marettimo alle isole Egadi, è stata realizzata da un team di ricercatori di ENEA e Università di Roma “La Sapienza”, Palermo, Trieste e Salento ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Earth Science Reviews” e ripreso da “National Geographic”.

La scoperta della mandibola di cervo è stata possibile grazie alla guida alpina Jacopo Merizzi durante un monitoraggio del promontorio di Punta Troia a Marettimo, mentre le analisi sono state integrate con gli studi di Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale scomparso di recente in un incidente aereo in Etiopia.

Le analisi geomorfologiche in situ e al radio-carbonio, effettuate dal ricercatore ENEA Fabrizio Antonioli, hanno inoltre fatto emergere che gli umani avrebbero raggiunto l’isola di Marettimo in un contesto paleogeografico diverso.

“Secondo i rilievi, durante l’ultima glaciazione, circa 20 mila anni fa, la Sicilia era collegata alle isole di Favignana e Levanzo da una pianura lunga dai 10 ai 14 km mentre uno stretto canale la separava da Marettimo, meta più ambita dai cacciatori perché ricca di selvaggina, a differenza delle altre due isole molto più basse e senza boschi”, Antonioli del laboratorio ENEA di Modellistica Climatica e Impatti.

“La datazione dei resti di cervo identica a quella delle patelle – ritrovate per di più nello stesso livello di sabbia – ha consentito di provare che i cacciatori navigavano da Favignana a Marettimo alla ricerca di cibo. Successivamente l’innalzamento del livello del mare ha isolato l’arcipelago delle Egadi e con esso anche la Grotta del Tuono, luogo del ritrovamento, che oggi si trova a circa 30 metri sul livello del mare e circa 55 da quello di 8560 anni fa, ed il cui accesso è possibile solamente con tecniche alpinistiche”, conclude Antonioli.

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