ENEA, nuovo studio per individuare le migliori politiche energetiche

(Teleborsa) – Un nuovo metodo per valutare le tecnologie energetiche presenti sul territorio nazionale e individuare così le politiche più efficaci per la transizione verso un sistema produttivo nazionale low carbon.

È l’oggetto dello studio dal titolo “Valutazione dello stato e del potenziale di sviluppo delle tecnologie energetiche nel percorso di decarbonizzazione dei sistemi produttivi e dei servizi”, presentato a Roma presso la sede legale dell’ENEA.

“I risultati mostrano per alcune tecnologie un certo grado di penetrazione sul mercato interessando diversi settori industriali. Ci riferiamo in questo caso a eolico, idroelettrico e solare termico tra le fonti rinnovabili e alle pompe di calore per aumentare l’efficienza energetica degli edifici”, spiega la ricercatrice Elena De Luca del Dipartimento Tecnologie Energetiche dell’ENEA.

“Le imprese e i centri di eccellenza sono invece coinvolti nello sviluppo di tecnologie con grado di maturità inferiore, ma con elevate potenzialità di mitigazione degli effetti climalteranti. Tra queste troviamo i sistemi di accumulo sia termico che elettrochimico e chimico e tra le rinnovabili – ricorda la ricercatrice – fotovoltaico a concentrazione, solare termodinamico ed energia dalle correnti marine“.

Il ruolo delle tecnologie energetiche, oltre a essere fondamentale nel mitigare gli impatti sul clima, sugli ecosistemi e sulla salute, ha ricadute importanti nel contesto economico e sociale.

“La mappatura, a livello regionale, delle unità locali delle imprese e dei centri di eccellenza mostra una ripartizione non sempre sovrapponibile. Le prime infatti hanno una maggiore concentrazione a Nord mentre i centri di eccellenza mostrano una distribuzione più uniforme. Questo suggerisce che, accanto al potenziamento delle reti e delle infrastrutture, il rafforzamento delle iniziative volte al trasferimento tecnologico potrebbe contribuire a una crescita più omogenea dei territori“, continua De Luca.

L’Italia, che pure ha raggiunto la quota energetica da fonti rinnovabili sui consumi finali prevista dall’Unione europea, grazie al sistema degli incentivi, non ha però rafforzato la produzione nazionale di alcune delle tecnologie adottate. Questo ha portato ad un incremento dell’importazione di componenti e sistemi, come ad esempio i pannelli fotovoltaici, prodotti all’estero con un conseguente costo elevato finale.

Le ricadute sociali e occupazionali rappresenteranno un ulteriore parametro per valutare nel prossimo futuro la sostenibilità di scelte tecnologiche specifiche che potranno indirizzare le politiche per il settore energetico nel medio e lungo periodo, così come sarà importante determinare il livello di specializzazione raggiunto dal Paese rispetto al contesto internazionale.

Un prossimo importante passo verso un’economia a basse emissioni di carbonio potrebbe essere la creazione di un osservatorio permanente che consenta di avere una valutazione continuativa e capillare su tutto il territorio”, conclude De Luca.

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