Elezioni in Grecia, Syriza trionfa. Tsipras governerà con Anel

Il popolo greco conferma la propria fiducia a Syriza.

Il partito guidato dal Premier uscente Alexis Tsipras ha ottenuto il 35,5% dei consensi, dunque 145 seggi.
Dal momento che per avere la maggioranza in Parlamento servono 151 seggi sui 300 disponibili, Syriza formerà una coalizione con Greci Indipendenti (Anel), il gruppo di destra guidato da Panos Kammenos già alleato con il Governo uscente. Questi è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 3% ottenendo il 3,69% dei voti, dunque 10 seggi.
 
Nuova Democrazia, lo schieramento di centro-destra membro del Partito Popolare Europeo (PPE), guidata dall’avvocato Vangelis Meimarakis, è il secondo partito più votato con il 28% delle preferenze (75 seggi, anche se ieri notte Meiramakis ha parlato di risultato molto insoddisfacente) mentre il terzo partito è Alba Dorata (Chrysí Avgí o XA) con il 6,99% (18 seggi). Alba Dorata è un partito xenofobo di estrema destra guidato da Nikolaos Michaloliakos. Questi è attualmente in custodia cautelare, insieme ad altri membri dello schieramento, nell’ambito del processo per l’assassinio del rapper anti-fascista Pavlos Fyssas,

Seguono il Pasok, guidato da Fofi Gennimata, il 6,28% (17 seggi) e il KKE di Dimitris Koutsoumpas con il 5,5% (15 seggi).

Clamoroso flop per Unità Popolare, il gruppo di estrema sinistra formato dai 25 deputati intransigenti che hanno abbandonato Syriza, che non è riuscito a superare lo sbarramento.

Molto bassa l’affluenza: si è recato alle urne poco meno del 52% degli aventi diritto, la percentuale più bassa di sempre. Nell’ultimo decennio la partecipazione degli elettori ha avuto un crollo verticale passando da oltre l’80% degli anni ’80 al 64% delle elezioni di gennaio.

Quelle svoltesi ieri sono elezioni anticipate, dal momento che il termine della legislatura era il 2019. La Grecia è tornata al voto a soli 8 mesi dalle ultime elezioni politiche, e a tre mesi dal referendum choc sull’euro a causa delle dimissioni di Alexis Tsipras. Il premier uscente ha lasciato l’incarico a fine agosto dopo essere riuscito a far approvare il piano per ottenere il nuovo salvataggio europeo da 86 miliardi di euro, trovandosi tuttavia senza maggioranza in quanto l’ala più intransigente del suo partito non aveva votato l’accordo con i creditori.

Si tratta delle quinte elezioni politiche degli ultimi sei anni, le seconde in meno di un anno.
Pur essendo passate quasi in sordina sui media internazionali, si temeva che potessero avere pesanti riflessi sulla stabilità dell’Eurozona in caso di vittoria di qualche partito estremista deciso a rifiutare il bailout di luglio.

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