Elezioni Emilia e Calabria, come stanno reagendo i mercati: perché potrebbe cambiare tutto

Regionali Emilia Romagna e Calabria: scontro aperto tra PD e Lega, ma i mercati non tremano

Le elezioni di oggi in Emilia Romagna e Calabria potrebbero ridefinire lo scenario politico di questo 2020. A poche settimane dall’inizio dell’anno nuovo, e dall’approvazione della Legge di Bilancio, un altro tsunami potrebbe abbattersi sul Governo. Una vittoria della Lega alle Regionali, di fatto, rischia di mettere a rischio l’attuale maggioranza, mentre il trionfo del PD darebbe ai dem la spinta giusta per ripartire e portare avanti il proprio programma politico.

Elezioni Emilia Romagna e Calabria, quale il futuro del Governo?

Circostanze politiche incerte e fragilità del Governo spesso fanno tremare i mercati. Eppure ad oggi, sorprendentemente, i risultati delle Regionali in Emilia e Calabria non sembrano spaventare gli investitori, anzi. Pur trattandosi di elezioni locali c’è una forte consapevolezza sull’impatto che queste avranno sulle sorti del Governo, ma senza grandi allarmismi per il futuro. Da una parte c”è l’Esecutivo che traballa prima del voto, e che si gioca il tutto e per tutto con una mossa a sorpresa per salvare la Maggioranza (a partire dallo stanziamento di aiuti destinati all’Emilia Romagna), dall’altra l’avanzata di Salvini, che ha ben chiaro quale potere gli conferirebbe una vittoria del suo partito oggi nelle due regioni.

Questa situazione ha spinto molti a parlare di elezioni anticipate, poiché una sinistra che uscisse sconfitta dallo scontro difficilmente riuscirebbe a farsi valere al Governo, soprattutto adesso che dall’altra parte troverebbe il Movimento 5 Stelle, già molto impegnato a gestire la crisi interna dopo le dimissioni di Di Maio. Così, quando ancora tutti si chiedono chi sarà il successore del leader pentastellato e mentre il futuro dell’Esecutivo rimane incerto, un’analisi condotta da Citigroup arriva a tranquillizzarci su come i mercati stanno attualmente reagendo al trambusto pre e post elettorale.

Regionali, come stanno reagendo i mercati

Al contrario di quello che in molti potrebbero pensare, dato che spesso le incertezze politiche di un Paese si ripercuotono negativamente sugli investimenti internazionali, le banche d’affari oggi non temono i risultati delle Regionali. È vero che le elezioni in Emilia Romagna e Calabria saranno in grado di condizionare la situazione politica italiana per i prossimi tre anni – è stato spiegato – ma tale situazione non alimenta preoccupazioni, anzi, per molti potrebbe rappresentare una svolta.

Secondo Deutsche Bank e Barclays, per esempio, queste elezioni sono importanti ma difficilmente il loro risultato porterà ad una crisi di Governo nell’immediato. Tale posizione è condivisa anche da HSBC, secondo cui i partiti al Governo saranno in grado di mantenere la propria posizione e di scongiurare il pericolo delle elezioni anticipate dopo il voto di oggi.

Una parità alle urne porterebbe avanti il cosiddetto “Governo di scopo”, con i leader politici pronti secondo Citigroup a mandare avanti l’Esecutivo senza intoppi, poiché spaventati da una possibile sconfitta in caso di ritorno alle urne. Qualora alle Regionali dovesse vincere il PD, invece, il Parlamento attuale durerebbe fino al 2023 secondo le ultime previsioni. E questo, come ha spiegato la società di investimenti, “è lo scenario preferito dai mercati”.

E se in Emilia Romagna e/o in Calabria dovesse vincere la Lega? Ebbene, come riportata l’analisi, che tra tutti gli scenari possibili ha considerato anche quello della vittoria del partito di Salvini, questo potrebbe portare la destra a spingere per le elezioni anticipate, ma il leader del Carroccio dovrebbe riuscire a convincere i parlamentari del M5s a togliere l’appoggio all’attuale Governo, il che è improbabile questo avvenga se non prima del referendum sul taglio dei parlamentari.

In ogni caso gli investitori concordato su un punto, a prescindere da chi vincerà a queste elezioni, il trionfo dei dem rafforzerebbe la loro posizione in Parlamento, mentre quello della Lega alimenterebbe le tensioni ma non minerebbe la Maggioranza (non al punto aprire una crisi di Governo nell’immediato comunque).

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