Elezioni Commercialisti, depositato in Cassazione nuovo ricorso

(Teleborsa) – Il tema del terzo mandato nelle elezioni dei commercialisti e degli esperti contabili continua ad impegnare i giudici della Cassazione. Lo scorso 28 dicembre, Antonio Carboni e Francesco Vallefuoco, candidati nella lista “Facciamo Ordine” rispettivamente alla presidenza ed al consiglio dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli Nord, hanno presentato ricorso innanzi alla Suprema Corte per riformare la decisione emessa dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec) e depositata il 27 novembre 2020 in tema di terzo mandato, assistiti dagli avvocati Orazio Abbamonte e Marco Iannaccone. Il massimo organo di categoria rispondendo al reclamo elettorale presentato dai due professionisti dell’Ordine di Napoli Nord, – si legge in una nota – ha, infatti, ritenuto d’improvviso non più attuale il proprio orientamento, esprimendosi per l’ammissibilità della ricandidatura di chi, avendo interrotto anticipatamente il secondo mandato consecutivo con le dimissioni, si è ripresentato nell’attuale procedura elettorale.

“Abbiamo ritenuto necessario rivolgerci ad un giudice terzo ed imparziale, appellando la decisione emessa dal nostro Consiglio Nazionale in tema di terzo mandato – ha spiegato Antonio Carboni, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti di Napoli Nord –. Ci siamo ritrovati, nostro malgrado, a dover scomodare nuovamente la Cassazione, ed accetteremo di buon grado la massima che scaturirà da questo giudizio, che detterà definitivamente regole certe per tutti. Ora occorre essere consci del fatto che, laddove venissero accolte le ragioni esposte dal Consiglio Nazionale, si potrà innescare un pericoloso meccanismo in base al quale potranno essere attuate pratiche maliziose, tese semplicemente ad eludere la norma al solo fine di ricandidarsi, a scapito della partecipazione democratica. Il Cndcec nell’argomentare la propria decisione ha sostenuto che la normativa, nella parte in cui stabilisce che i consiglieri dell’Ordine ed il Presidente possono essere eletti per un numero di mandati consecutivi non superiori a due, sia lacunosa perché non tratta del caso del Presidente e del Consigliere che abbia svolto solo in piccola parte il suo mandato e, perciò, necessiti di attingere ad altre disposizioni per essere completata. Tale disposizione, ad avviso dell’organo nazionale dei dottori commercialisti, sarebbe da ravvisarsi nell’ordinamento forense, laddove stabilisce che dei mandati di durata inferiore a due anni non si tiene conto ai fin i del divieto di ricandidatura. Nelle proprie argomentazioni, infine, il nostro massimo organo di categoria, ha ritenuto non utile valutare la causa per la quale il mandato si sarebbe interrotto anticipatamente, essendo sufficiente la circostanza che lo stesso si sia interrotto. Approfittando dell’intervenuta sospensione delle operazioni elettorali, dunque, ci siamo sentiti in dovere – conclude Carboni – di chiedere chiarezza e di avvisare i commercialisti italiani del pericolo che la categoria sta affrontando assumendoci l’onere di difendere quel principio di rappresentanza democratica, che, ad avviso dei nostri legali, è sancito in maniera ineccepibile nel nostro ordinamento, ed è stato gravemente mortificato dalla decisione impugnata”.

“Ci sembra assurdo che il nostro massimo organo abbia sconfessato il proprio orientamento, oltretutto mutuando un principio da un altro ordinamento professionale. Le regole – ha commentato Francesco Vallefuoco, presidente della sezione di Napoli Nord dell’Unione Italiana Commercialisti – non possono essere interpretate alla bisogna, a vantaggio dell’uno o dell’altro a seconda della convenienza, cercando tra le righe di una norma delle presunte lacune, da colmare di volta in volta con l’analogia alla legge più confacente alle proprie esigenze. Preoccupazione inoltre desta il fatto che, nello stesso periodo in cui si decideva il reclamo, il Consiglio Nazionale caldeggiava in sede parlamentare un emendamento all’art. 31 del decreto Ristori teso a introdurre proprio modifiche al nostro Ordinamento professionale in tema di terzo mandato. L’emendamento, almeno per questa parte, non è riuscito a passare il vaglio parlamentare, ma appare inaccettabile che si possano trattare temi così importanti con leggerezza, o cercare di apportare modifiche alla nostra costituzione senza prima dibatterne in seno alla categoria. Con la stessa leggerezza, intanto, si è cristallizzata per il momento una pericolosa massima, che potrebbe costituire un precedente”.

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