Effetto clima, ora ulivi anche a ridosso di Alpi e vini con 1 grado in più

(Teleborsa) – Con l’aumento delle temperature cambiano le condizioni che regolano vita e sviluppo di piante e alberi da produzione agroalimentare. Così la coltivazione dell’ulivo, un tempo prerogativa delle basse latitudini del meridione d’Italia con qualche eccezione al Nord, come in Liguria, è giunta praticamente a ridosso delle Alpi. E nella Pianura Padana ha oggi origine circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserve e di grano duro per la pasta, anche queste colture tipicamente mediterranee, mentre i vigneti sono arrivati addirittura sulle vette. E’ quanto emerge dal primo studio Coldiretti-Ixé su “I tropicali italiani e gli effetti dei cambiamenti climatici” presentato al Villaggio contadino Coldiretti al Castello Sforzesco di Milano Milano presenti oltre diecimila agricoltori e dove è stata allestita la prima esposizione di produzioni esotiche coltivate in Italia, dal mango all’avocado, dallo zapote alla sapodilla.

Il giugno 2019 appena concluso è stato il più caldo mai registrato in Europa e nel mondo con una temperatura media di oltre 2 gradi sopra la norma, secondo i dati rilevati dal servizio per il cambiamento climatico di Copernicus (C3S), il programma europeo di osservazione satellitare della Terra. Non si tratta di un dato isolato poiché la classifica degli anni più caldi lungo la Penisola negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine – precisa e la Coldiretti – il 2018, il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994. Un drastico mutamento climatico generale, dunque, che, naturalmente, non ha risparmiato il nostro Paese.

Il risultato è un profondo cambiamento sul paesaggio, sulla distribuzione e stagionalità delle coltivazioni e sulle stesse caratteristiche dei prodotti pià tipici del Made in italy. Si è verificato nel tempo, come sottolinea Coldiretti, un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture, come l’olivo che è arrivato alle falde delle Alpi. E’ infatti in provincia di Sondrio, oltre il 46 esimo parallelo, l’ultima frontiera nord dell’olio d’oliva italiano. Negli ultimi dieci anni la coltivazione dell’ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a circa diecimila piante, su quasi 30 mila metri quadrati di terreno.

In Toscana sono arrivate addirittura le arachidi, mentre nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. E il vino italiano è aumentato di un grado negli ultimi 30 anni, ma si è verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre. Il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop.

Il riscaldamento provoca anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto, come fa notare Coldiretti, mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.

Ma i cambiamenti climatici in corso si manifestano anche con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali: precipitazioni brevi ed intense e l’arrivo di nuovi pericolosi parassiti alieni. “L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici – afferma il Presidente Coldiretti Ettore Prandini – ma è anche il settore più impegnato per contrastarli”. Prandini non manca poi di sottolineare come “i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

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