Effetto BCE sullo Spread che vola a 155 punti

Il termometro dello Spread torna a salire, evidenziando molta tensione sui mercati obbligazionari, a causa delle prospettive di un imminente aumento dei tassi d’interesse nell’Eurozona. E così dove non era riuscito il Presidente della Repubblica, la cui elezione aveva fatto allargare il differenziale dei titoli di stato italiani rispetto al riferimento europeo (benchmark), ha avuto maggior presa la numero uno della BCE Christine Lagarde, che ha fatto letteralmente esplodere lo Spread.

Lagarde abbandona le vesti di “colomba” 

La riunione della BCE di questa settimana ha riservato una grande sorpresa ai mercati, non per le decisioni assunte nell’immediato, ma per la prospettiva di un aumento dei tassi nel corso dell’anno. In precedenza non si attendeva alcun aumento nel 2022.

La Presidente Lagarde durante la consueta conferenza stampa ha ammesso che l’inflazione potrebbe essere più alta e più persistente di quanto previsto, anche se calerà l’anno venturo. Questo è stato letto dai mercati come un segnale che  un aumento dei tassi d’interesse potrebbe realizzarsi prima del previsto, già nel 2022.

Così da “colomba” l’ex direttrice del FMI si è trasformata in “falco”, prospettando tempi più austeri per l’economia dell’Eurozona.

L’inflazione fuori controllo

A motivare il cambio di atteggiamento è l’inflazione fuori controllo della Zona Euro, che s è attestata al 5,1% a gennaio, a causa dell’impennata dei prezzi energetici e dei consueti problemi alle catene di approvvigionamento.

Una crescita che richiama quella sperimentata dagli USA, dove l’inflazione si è spinta addirittura al 7% a dicembre, costringendo la Fed ad accelerare la mossa restrittiva. Le attese prospettano già per il mese di marzo l’annuncio di un aumento dei tassi d’interesse di 25 punti base, ma qualcuno ipotizza anche un aumento di mezzopunto

La reazione dei mercati

Ovviamente i mercati stanno già prezzando possibili aumenti dei tassi in UE come in USA. I rendimenti dei condo governativi si stanno muovendo al rialzo, ma appaiono più penalilzzati quelli dei titoli periferici e dei èaesi a più ato debito come l’Italia.

Il rendimento del BTP decennale italiano quindi è cresciuto più che proporzionalmente rispetto al Bund tedesco, riportando un aumento di circa 10 punti base all’1,74%. Il differenziale tra rendimento del BTP decennale italiano e il Bund decennale tedesco ha chiuso venerdì a quota 151 punti base dai 145 della chiusura precedente dopo aver segnato un picco di 155 punti.