Editoria, la riforma prende quota. Ecco le novità

(Teleborsa) – La riforma dell’editoria comincia ad entrare nel vivo. Ieri è arrivato il via libera della commissione Cultura della Camera al testo uscito dai lavori del comitato ristretto della stessa commissione sulla base principalmente del provvedimento depositato dal Pd nel settembre scorso.

In settimana dovranno essere recepiti i pareri delle diverse commissioni parlamentari e giovedì ci sarà il via libera al mandato al relatore a riferire in Aula. L’approdo per la discussione generale davanti all’Assemblea è atteso per lunedì prossimo mentre l’ok di Montecitorio potrebbe arrivare entro la stessa settimana.

Tra le novità della legge delega il riordino del finanziamento pubblico dell’editoria con l’istituzione di un “Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”.

Ed esso affluiranno il gettito derivante da un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi complessivi a carico dei concessionari della raccolta pubblicitaria (novità delle ultime ore); le risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica anche digitale, comprese le risorse del Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria; le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale; una quota fino ad un importo massimo di 100 milioni di euro all’anno delle eventuali maggiori entrate che arriveranno dal pagamento del canone Rai e infine le multe comminate dall’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni per violazione degli obblighi in materia di programmazione, pubblicità e contenuti radiotelevisivi.

E’ stato approvato un emendamento di Sel dove si legge che devono essere escluse dal finanziamento tutte le imprese editrici di quotidiani e periodici facenti capo a gruppi editoriali quotati partecipati da società quotate in Borsa.

Gli organi di informazione di partiti, movimenti politici e sindacali, periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico saranno esclusi dalla possibilità di accedere ai contributi diretti dello Stato.

Scatterà dal gennaio 2017 la norma che punta a rivoluzionare la parità di trattamento (che è l’obbligo per i giornalai di mettere in vendita tutte le pubblicazioni che vengono mandate in edicola da grandi e piccoli editori).

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