Economia mondiale: cosa accadrà nel 2020?

Che 2020 sarà per l'economia mondiale? Secondo molti analisti, purtroppo, non un anno mirabilis. Intervista al noto economista Giorgio Barba Navaretti

(TELEBORSA) – Che 2020 sarà per l’economia mondiale? Secondo molti analisti, purtroppo, non un anno mirabilis. Tante infatti le incognite pronte ad agire su uno scenario globale ancora pieno di incertezze. Teleborsa ne ha parlato con Giorgio Barba Navaretti, ordinario di Economia politica all’Università di Milano e direttore scientifico del Centro studi Luca d’Agliano.

Professore, iniziamo dalla BCE dopo il passaggio di testimone tra Draghi e Lagarde: quali interventi contrassegneranno questo nuovo corso?

 

“Ritengo che la BCE manterrà per un periodo abbastanza lungo ancora una politica monetaria accomodante quindi la Lagarde, da questo punto di vista, continuerà la politica di Draghi. La cosa particolarmente interessante è poi l’annuncio che ha fatto la Lagarde nell’ultima conferenza stampa, sull’idea di rendere più verde la BCE.
Questo tema del “greening” delle Banche centrali, è da monitorare con attenzione: non è ancora chiaro dove ci porterà perché è chiaro che la politica monetaria è la politica monetaria, c’è però certamente un tema di stabilità finanziaria nel senso che temi e dati ambientali possono essere fonte di instabilità finanziaria e un tema, che potremmo definire di moral suasion, di orientamento politico delle strategie di investimento.

Mi spiego: quando la BCE prende questa posizione, quando fondi tipo BlackRock iniziano a investire, ad andare nelle assemblee di banche e dire noi sosteniamo solo società che hanno un approccio conforme al Sustainable Development Goals  (SDGs) cambia inevitabilmente il clima nella comunità finanziaria e si va in una direzione diversa. Quindi occorre prendere atto dell’ allargamento degli orizzonti a questi temi da parte della BCE insieme al dibattito sul se e in che modo una Banca centrale debba occuparsi di ambiente”.

 

Capitolo dazi con la recente fase uno della pace USA-Cina ma anche la tensione crescente tra Trump e UE. Che dobbiamo aspettarci?

 

“Da un punto di vista elettorale, credo che Trump abbia bisogno di far vedere che è in grado di portare a casa degli accordi per rivendicare di aver ottenuto delle cose. Secondo una vecchia strategia di comunicazione quando è necessario chiudere un conflitto che non porta da nessuna parte, bisogna fare in modo che si possa trovare un compromesso in cui tutte le parti possono dire di avere portato a casa qualcosa, e per Trump  è particolarmente importante in questa fase elettorale.

Con la Cina è stato così, ha fatto un accordo per ora abbastanza superficiale perché non tocca i punti profondi: la gran parte dei dazi americani sono rimasti in piedi, il problema degli aiuti di Stato cinesi alle imprese esportatrici non è stato affrontato; così come non si è andati a fondo sulla questione tecnologica, rispetto alla quale ad esempio la Cina avrà sempre un’attitudine predatoria come hanno sempre i paesi emergenti desiderosi di acquisire tecnologie per diventare autonomi.

La Cina, che è già una grande potenza, vuole raggiungere un livello di autonomia tecnologica ma – per quanto possa decidere di ottenerlo da solo – ha bisogno anche delle tecnologie di altri. Non è pensabile che diventi autonoma dal punto di vista tecnologico visto che nessuno oggi lo è, nel senso che l’ autonomia, la tecnologia hanno delle caratteristiche globali, conoscenze globali, dunque nessuno può essere completamente autonomo. Questo è un nodo difficile da sciogliere.

Sul fronte europeo, il discorso è complesso perché c’è dentro anche la partita sulla tassazione nei confronti dei giganti Usa del web. Al momento, la proposta francese di astenersi dalla tassazione per un anno vuol dire dare la possibilità a Trump di sostenere di aver ottenuto qualcosa su questo fronte evitando al contempo l’escalation di una guerra commerciale che, tra l’altro,  sarebbe demenziale perché economia americana e economia europea sono profondamente integrate. Trump poi non ha certo bisogno di farsi nemici in Europa, quindi c’è da restare alla finestra e vedere i prossimi sviluppi”.

 

Brexit, a mezzanotte Londra ha detto ufficialmente addio all’Unione Europea: Cosa cambierà? 

 

“La Brexit è un grande tema, bisognerà vedere quanto e in che modo sarà profonda. Londra non ha interesse di scindere il legame con l’Europa, certo è che è tristissimo pensare che questo week-end gli inglesi festeggino in pompa magna l’uscita dall’UE. In generale, anche qui credo che alla fine si arriverà a un ragionevole compromesso, ma certamente ci troviamo di fronte a uno spreco di risorse oltre che una bruttissima pagina di storia alla quale non avremmo voluto assistere”.

 

 

 

Fin qui abbiamo parlato di questioni di più ampio respiro, veniamo in casa nostra: Alitalia, ex Ilva, Popolare di Bari e non solo. Tante crisi aperte che raccontano e mostrano la fragilità del “sistema Italia”: cosa si può fare per correre ai ripari?

 

“Bisogna avere un Governo che è in grado di fare, di decidere con competenza. Mi sembra che su Ilva si stia cercando di trovare un compromesso, su Alitalia invece siamo totalmente in alto mare. Molto difficile riuscire a pensare di salvare l’Alitalia senza un partner industriale forte. Bisogna mettere in conto che  probabilmente ci sarà anche una perdita di sovranità,  almeno in parte, Gli olandesi hanno siglato l’accordo con AirFrance molti anni fa, una partnership forte, senza perdere la loro compagnia di bandiera.

Swissair non si chiama più Swissair, si chiama Swiss, è di Lufthansa però non è che non c’è più una compagnia svizzera. Bisogna vedere come evolverà la vicenda Alitalia, certo è che fin qui sono state perse grandissime opportunità ed è un problema serissimo oltre che un peccato che essere arrivati a questo punto”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Economia mondiale: cosa accadrà nel 2020?