E l’Europa sta a guardare

(Teleborsa) – I nostri Partners europei per ora ci guardano con sospetto e preoccupazione. Non capiscono se il “Contratto” portato in votazione dai 5 Stelle e Lega sia una cosa seria oppure serva a tacitare le piazze dei due contraenti. 

Il voto della piattaforma Rousseau ha visto il Contratto di governo incassare il 94 per cento di sì, (42.274 su 44.796 partecipanti), ma anche dai gazebo legisti non dovrebbero esserci sorprese, tanto più che la parola d’ordine per gli elettori di Forza Italia e Fratelli d’Italia è non andare a votare. Mentre il buio grava ancora sul nome di chi assumerà il ruolo di Premier a 24 ore dalla prevista nuova e forse definitiva “salita” della coppia di leader al Quirinale. 

Ma i pericoli per il duo Di Maio-Salvini vengono non solo dall’interno, dove Silvio Berlusconi, dopo la luna di miele dei giorni scorsi, scommette sul fallimento del Governo giallo verde e lancia all’attacco i suoi confidando su un intervento del Presidente Mattarella, ma anche dagli alleati e dai compagni di merenda europei.

Ha dato il via alle polveri il Financial Times, con un duro editoriale appunto contro Lega e M5S. “Ora i barbari non sono più alle porte di Roma – scrive il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, uno dei più antichi (fondato il 9 gennaio 1888) e autorevoli del mondo – ma all’interno delle mura”, e il potenziale nuovo possibile Governo viene definito insolito e inesperto. Citazione che pronunciata a supporto di un attacco si è invece trasformata in un infortunio culturale.

Il filologo e storico Luciano Canfora ha ricordato, infatti, come i Visigoti, cui inopinatamente si è richiamato il prestigioso quotidiano economico britannico per illuminarci sulla crisi italiana, dopo il sacco di Roma difesero la romanità vacillante nella Gallia meridionale che era una delle aree più colte dell’impero. Con il loro Re Flavio Alarico che promulgò la “Lex Romana Visigothorum”, raccolta di leggi scritte del 506 d.c., che realizzò una nuova civiltà che siamo soliti chiamare romano-barbarica. Circostanza ben nota a quanti hanno studiato almeno un po’, tranne, come sembrerebbe, ai redattori del Financial Times.

Ma i pericoli per Di Maio e Salvini non vengono da una dotta polemica storica, bensì dalle stanze dei palazzi di Bruxelles, dove Cancellerie e vertici delle istituzioni guardano con forte preoccupazione la possibilità, esclusa fino a pochi giorni fa, di un Governo sovranista e populista che potrebbe trscinare tutte quelle forze all’interno dell’Europa che guardano all’Unione come un mostro di burocrati da relegare in soffitta.

I fuochi pirotecnici sono cominciati in una conferenza a stampa con ben tre esponenti della Commissione che hanno lanciato messaggi preoccupati in merito appunto ai contenuti del Contratto del futuro esecutivo. Due vicepresidenti, il finlandese Jirki Katainen e il l lettone Valdis Dombrovskis, hanno ribadito come l’Italia debba continuare a ridurre il deficit, poiché le regole del Patto di stabilità si applicano anche a lei.

Da parte sua, il Commissario all’emigrazione Avramopoulos ha voluto rincarare la dose: “Mi auguro che il nuovo Governo non cambi linea sui migranti”. In caso contrario assisteremmo a un clamoroso autogol in quanto quel che è successo col voto del 4 marzo in buona parte è dovuto al fatto che sull’emigrazione il Governo Gentiloni di fatto è rimasto solo. Da Bruxelles solo parole di elogio, e basta.

Nei fatti, una serie di altolà che hanno sortito l’effetto di annacquare, nel Contratto, gli attacchi ai trattati europei: non si parla più di uscita dall’euro, le misure sono sfumate, niente cancellazione di parte del debito pubblico. E anche “l’ultima trovata” di sospensione della Tav Torino-Lione è stata cancellata dopo le forti proteste del Governo francese. Certo, rimangono ancora pericoli dal balletto delle cifre: “ripensamenti” anche sul tanto strombazzato reddito di cittadinanza ha ora un limite di due anni; non più soppressione della Legge Fornero, ma solo riforma.

Con l’economista della Lega, Claudio Borghi, che tuttavia rilancia i minibond. Una specie di moneta che la Pubblica Amministrazione emetterebbe a fronte dei suoi debiti con i privati e che verrebbero utilizzati come strumenti di pagamento.

Rimane da capire cosa pensa Mario Draghi di questa nuova invenzione di fantasia monetaria che fa eufemisticamente sorridere i mercati, che hanno decisamente cominciato a dir la loro: Borse giù e spread arrivato a quota 170.

Dino Sorgonà

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E l’Europa sta a guardare