Draghi nuovo Presidente incaricato: le tre emergenze sono sanità, sociale ed economia

(Teleborsa) – Il programma di Governo di Mario Draghi sarà quello scandito dalle parole severe e preoccupate del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: l’emergenza sanitaria, sociale ed economica.

Un programma da far tremare i polsi anche a Super Mario, come è stato definito l’ex Presidente della Banca Centrale Europea dai media internazionali, ma il come è già nel DNA del nuovo Presidente incaricato e sta in quella sua dichiarazione fatta a difesa dell’Euro il 26 luglio del 2012 a Londra quando davanti ad un parterre internazionale di investitori, imprenditori, banchieri centrali e vertici della politica mondiale pronunciò il fatidico “Whatever it takes“. Non c’è dubbio che Mario Draghi “farà tutto quanto sarà necessario” per raggiungere gli obbiettivi di una vaccinazione che porti all’immunità dal Covid della popolazione italiana, al risanamento delle fratture sociali che proprio l’attuale epidemia ha aggravato, è di ieri il dato del crollo della disoccupazione e in particolare di quella femminile, e infine l’economia. L’Eurostat ha certificato che il PIL negativo dell’Italia è sotto di ben due punti alla media dei paesi dell’Eurozona e qualcosa di più rispetto a quello dei 27 che compongono l’Unione europea.

In vari momenti del suo mandato a Francoforte Draghi ha nutrito la speranza di un futuro più luminoso per l’Italia solo per ritrovarsi deluso dal successivo cambio di Governo. Pochi italiani sembrano essersi accorti che grazie anche alle politiche decise da Draghi a Francoforte dopo anni di corsa in salita dell’economia, l’Eurozona era tornata a crescere in maniera costante, trascinando con se anche l’Italia.

Si era parlato di lui da molti mesi per un incarico di alto profilo ma le elezioni di marzo del 2018 hanno cambiato radicalmente il paesaggio politico del nostro paese mettendolo al centro dell’ondata populista e nazionalista che stava spazzando l’Europa. Ora dopo il fallimento della politica spetta a Mario Draghi cercare di raccogliere i cocci e costruire un Governo che porti il nostro Paese fuori dalle secche e che soprattutto come lui ha detto questa estate al meating di Rimini “i sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più. I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libera scelta e il reddito futuro. La società non può accettare un mondo senza speranze”.

Draghi a chi lo indica come un tecnico, un uomo che si interessa solo di economia e che non può comprendere i problemi sociali, risponde con il suo curriculum: allievo di Federico Caffè, l’economista che insegnava Keynes e l’importanza dell’intervento dello Stato a sostegno dell’occupazione e dello sviluppo economico, Direttore Generale del Tesoro, Governatore della Banca d’Italia e infine Presidente della Banca Centrale Europea. Incarichi che comportano necessariamente una visione politica altrimenti si fallisce. E Draghi ha dato più volte prova di avere una sensibilità spiccata nei confronti del sociale, nel suo discorso di accettazione dell’incarico ha già fatto appello all’importanza delle forze del Parlamento e delle rappresentanze dei lavoratori e degli imprenditori.

Valgono a questo proposito le sue parole in un articolo in piena pandemia pubblicato sul Financial Times: “la parola chiave non è se, ma come lo Stato dovrebbe mettere a frutto il proprio bilancio, la priorità non deve essere solo quella di fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro, dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro”.

Draghi è anche attento a come si spendono i soldi dei cittadini, infatti mette in guardia dal “debito cattivo” mentre insiste sul “debito buono”, quello che risana le crepe sociali e fa crescere il Paese. Ora l’Europa avrà davanti a se un profondo conoscitore delle dinamiche che intercorrono tra Bruxelles e i paesi partners, a Draghi spetta di rimettere nei binari giusti il piano di utilizzo della Next Generation EU.

Un piano che dovrà scandire tempi, modi e luoghi che le chiacchiere della politica ancora non avevano messo a punto secondo i dettami della Commissione. Importante quindi la squadra di cui si attornierà che dovrà realizzare il nuovo piano Marshall per il nostro Paese.

di

Dino Sorgonà

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