DPCM, mentre aumentano le zone in arancione resta da sciogliere il nodo scuola

(Teleborsa) – Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha firmato tre ordinanze in cui si rafforzano le misure restrittive nella provincia di Como, a Cremona e in una cinquantina di Comuni lombardi nella provincia della stessa Cremona e di Mantova, Milano e Pavia che passeranno in zona arancione rafforzata a partire dal 3 marzo. Confermate almeno per un’altra settimana le misure già adottate nel bergamasco e nel bresciano, mentre tre comuni – Mede (PV), Bollate (MI) e Viggiù (VA) – usciranno giovedì 4 marzo dalla zona rossa ed entreranno anche loro nella zona arancione rafforzata.

In queste aree quindi scuole chiuse, ad eccezione degli asili nido. Nel Comune di Ancona, invece, è stata disposta dalla sindaca Valeria Mancinelli la chiusura di tutte le scuole fino a domenica 14. “Il provvedimento è urgente e necessario – ha spiega su Facebook prima di firmare l’ordinanza – i dati di ieri e quelli di oggi sono peggiorati e siamo ben oltre il limite che il Comitato Tecnico Scientifico nazionale indica nelle nuove linee guida e nei diversi criteri resi noti ieri sera (domenica 28 febbraio, ndr), per la chiusura totale delle scuole”.

In vista del nuovo Dpcm è tornato a far discutere proprio il tema scuola. Se per le zone rosse la chiusura degli istituti scolastici sembra essere largamente condivisa, per le zone arancioni – sempre più numerose su tutto il territorio nazionali – la questione resta aperta. Secondo quanto ha riportato Ansa, il governo avrebbe recepito le indicazione del Cts sulla chiusura di tutti gli istituti in zona rossa e sul criterio di ulteriore chiusura, a livello locale, se si raggiungono 250 casi ogni 100mila abitanti anche nelle regioni non rosse. La divisione all’interno della maggioranza resta però sull’opportunità in tali situazioni di chiudere non solo le scuole, ma anche negozi e centri commerciali.

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