Dopo la carne, il caffè. Quanto costano al Made in Italy gli allarmi veri e presunti

Non solo carni rosse e lavorate nel mirino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ora tra gli alimenti da bollino nero potrebbe comparire anche il caffè.

Il tempo analizzare alcune sostanze chimiche e poi a finire sotto la lente dell’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) saranno “caffè, mate e altre bevande molto calde”. 

Notizie in tal senso non si avranno prima di fine maggio 2016, periodo in cui gli esperti prenderanno in mano i dossier. Intanto, però, i consumatori si stanno interrogando sul da farsi, esattamente come avvenuto per la carne, cosa che sta producendo enormi danni a produttori e distributori.

Secondo Coldiretti, gli allarmi veri e presunti a tavola sono costati al Made in Italy quasi 12 miliardi di euro negli ultimi 15 anni soprattutto per effetto del taglio degli acquisti provocato da psicosi ingiustificate.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel sottolineare che, ad oggi, secondo l’indagine on line, solo l’11 per cento ha contenuto il proprio consumo di carne e insaccati dopo le notizie diffuse con la pubblicazione del rapporto Oms, mentre è ancora presto per valutare gli effetti dell’annuncio degli studi sul caffè.

L’inizio del secolo, ricorda l’Associazione, è stato segnato dall’emergenza mucca pazza del 2001 che è quella che ha pesato di più sulla filiera alimentare, seguita dal 2003 dall’allarme aviaria che si è riproposta anche nel 2005.

Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina, a seguito della contaminazione nei mangimi, e del latte alla melamina in Cina. Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati e poi nel 2013 è stata la volta delle polpette di carne di cavallo spacciata per manzo.

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