Dopo G20 occhi puntati su Banche Centrali

(Teleborsa) – Buone notizie dal G20: lo scenario peggiore di un’estensione dei dazi sui restanti circa 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, che avrebbe seriamente danneggiato l’economia globale, è stato evitato nel breve periodo. Dal commento sul G20 di Amundi, emerge che alcune concessioni sono state fatte da entrambe le parti: dagli Stati Uniti per alleggerire il bando sulle tecnologie di Huawei (le compagnie statunitensi saranno nuovamente autorizzate a vendere attrezzature alla società cinese), e dalla Cina per intensificare l’importazione di beni agricoli statunitensi. “In fin dei conti, non dobbiamo concludere che le tensioni tra i due paesi siano scomparse. La tregua è chiaramente fragile”, si legge nel rapporto curato da Vincent Mortier, Deputy Group CIO, Didier Borowsky, Head of Macroeconomic Research, e Monica Defend, Head of Strategy, Deputy Head of Research di Amundi. “Le nostre aspettative sono di incertezza di lunga durata per quanto riguarda un accordo commerciale globale, dal momento che le questioni più complesse non sono state ancora affrontate”.

Come previsto, c’è stato qualche sollievo del mercato dopo il summit del G20 piuttosto che un forte rally, poiché alcuni progressi nelle dispute commerciali erano già in qualche modo scontati e le aspettative per un accordo completo sono ancora molto basse, specialmente riguardo al tema della supremazia tecnologica che è al centro della scena. L’attenzione tornerà sui dati economici, che continuano a mostrare debolezza, e sulle Banche Centrali, dove le aspettative per misure accomodanti sono alte, forse troppo alte con qualche rischio di delusione.

Nel breve termine, le Banche Centrali monitoreranno l’impatto di questa tregua commerciale sul clima economico, in particolare nel settore industriale. Gli indici PMI del settore manifatturiero sono peggiorati nettamente a livello mondiale dall’inizio dell’anno, tanto che la guerra commerciale è stata considerata un rischio importante per le banche centrali. Più a lungo dura la pressione sull’industria, più è probabile che la domanda globale si indebolirà, con un contagio al settore dei servizi. In realtà, il cambiamento nella comunicazione delle Banche Centrali dall’inizio dell’anno è in gran parte spiegato dall’aumento di questo rischio. Nel breve termine, la tregua dovrebbe incoraggiare un atteggiamento attendista. In un contesto di bassa inflazione, le Banche Centrali sono pronte a reagire se le prospettive economiche dovessero deteriorarsi. Ma non vi è alcuna urgenza di agire nel breve termine. Detto questo, i dazi non sono l’unica causa di preoccupazione. L’inflazione bassa in una fase avanzata del ciclo, l’indebolimento degli investimenti in molti paesi e l’aumento del debito globale interessano anche le Banche Centrali delle economie avanzate. “Riteniamo che i loro tassi chiave rimarranno bassi per molto tempo”, sottolineano gli analisti.

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