Dl Ristori, UPB: rispetto a Dl Rilancio aiuti “raddoppiati per maggior parte settori”

(Teleborsa) – Il DL Ristori comporta “un peggioramento dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche di 3,3 miliardi (pari allo 0,2 per cento del PIL) nel 2020 mentre ha un impatto appena positivo o nullo sul medesimo saldo negli anni successivi Quindi, per effetto del decreto, il deficit cresce nel 2020 dal 10,5 per cento del PIL indicato nel Documento programmatico di bilancio 2021 al 10,7 per cento”.

Lo scrive l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, nella memoria trasmessa alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato, impegnate nell’esame del dl ristori che si legge – ” ha l’obiettivo di ristorare non solo le attività più direttamente colpite dalle restrizioni predisposte dal DPCM del 24 ottobre, ma di fornire sostegno anche a quelle indirettamente interessate dalle misure di limitazione e di continuare a fornire un aiuto a famiglie e imprese ancora alle prese con gli effetti negativi della prima ondata dell’epidemia”.

Il decreto – viene chiarito – prevede un’estensione e un rafforzamento di misure a sostegno delle imprese già adottate nei precedenti provvedimenti. La maggior parte degli interventi è di natura settoriale ed è rivolta alle imprese che potranno subire in modo sia diretto sia indiretto i maggiori danni economici in seguito all’adozione delle nuove restrizioni e limitazioni del DPCM del 24 ottobre.

Complessivamente, sono stimati maggiori oneri pari a 4,4 miliardi nel 2020 e 0,1 miliardi nel 2021. Le misure più rilevanti sotto il profilo quantitativo consistono nell’erogazione di un nuovo contributo a fondo perduto (2,5 miliardi nel 2020) e nel rifinanziamento di alcune misure settoriali già introdotte nei precedenti decreti (un miliardo nel 2020 e 0,5 nel 2021). Inoltre, il decreto estende ulteriormente le disposizioni di esonero e di sospensione delle imposte e dei contributi (0,9 miliardi nel 2020 con recupero di -0,4 nel 2021). Il nuovo contributo a fondo perduto sarà erogato ai soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività prevalente nell’ambito degli specifici settori economici (53) riportati in allegato al decreto. Per questa misura è stimata una spesa complessiva di 2,5 miliardi nel 2020 per una platea di quasi 470.000 soggetti beneficiari.

Rispetto al decreto legge rilancio gli aiuti a fondo perduto con il dl ristori saranno raddoppiati per ”la maggior parte dei settori: 38 su 53. Si tratta della maggior parte dei settori direttamente interessati dalle nuove restrizioni”, ricorda l’UPB sottolineando che “per effetto della fissazione di un importo minimo e di un massimo del contributo, le percentuali di ristoro effettive della perdita di fatturato subita, e le classi di fatturato a cui si riferiscono, risulteranno differenziate in relazione alla natura giuridica dei beneficiari, al settore di attività economica e alla diversa percentuale di perdita registrata sui ricavi del mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019”.

Complessivamente poi “le nuove integrazioni salariali di fatto prolungano di alcune settimane lo stesso “pacchetto” di interventi di tutela dei redditi da lavoro e sostegno all’occupazione avviato dal precedente decreto. Da questa prospettiva, il Decreto Ristori si qualifica come “ponte” in attesa dei prossimi interventi, auspicabilmente di natura più strutturale e con un orizzonte più lungo, che potrebbero essere varati prossimamente. Sul piano degli effetti finanziari, la Relazione tecnica stima in circa 2,1 miliardi l’autorizzazione di spesa per le nuove integrazioni salariali, di cui 0,6 miliardi nel 2020 e 1,5 nel 2021, e in 1,3 miliardi l’effetto sull’indebitamento netto del 2021.

Riconosciuta una “nuova mensilità di indennità una tantum ad alcune categorie marginali del lavoro dipendente e del lavoro autonomo che sono colpite in maniera più severa dalla crisi. Si tratta principalmente di lavoratori dipendenti a tempo determinato, stagionali e in somministrazione del settore del turismo”.

Estesa la possibilità di richiedere il Reddito di emergenza (REM), introdotto con il decreto di maggio, per i mesi di novembre e dicembre 2020. Queste due mensilità aggiuntive sono automaticamente riconosciute, senza ulteriori condizionalità, a tutti i beneficiari della mensilità del REM concessa per il mese di ottobre ai sensi del decreto di agosto. A questa platea si possono aggiungere anche quelle famiglie che, con riferimento al mese di settembre 2020, soddisfano i requisiti reddituali e patrimoniali della misura, analoghi a quelli disposti in precedenza. Rimangono invariati anche gli ulteriori requisiti previsti inizialmente nel decreto di maggio e l’ammontare del beneficio. La Relazione tecnica stima che 404.000 nuclei potrebbero godere del REM per i mesi di novembre e dicembre. Poco più di 300.000 nuclei riceverebbero l’assegno automaticamente in quanto già beneficiari in ottobre, a cui si aggiungerebbero 100.000 nuclei aggiuntivi. L’onere complessivo risultante per entrambe le mensilità previste dal decreto sarebbe di circa 452 milioni, a valere sull’autorizzazione di spesa disposta sempre per il REM nel decreto di maggio.

Infine, si legge: “Gli interventi in campo sanitario previsti dal dl Ristori, dopo l’investimento di risorse nel rafforzamento del Servizio sanitario nazionale (SSN) disposto dai precedenti decreti legge, sono focalizzati sul miglioramento dell’attività di identificazione e tracciamento dei positivi al covid-19, per contrastare la diffusione dell’epidemia e limitarne le conseguenze economiche. Il loro impatto sull’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è trascurabile“.

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