Dl Fiscale, in primo piano il nodo della rete TIM e la “clausola occupazionale”

(Teleborsa) – La creazione della rete unica a banda ultralarga resta al centro del dibattito, mentre il Governo riflette sulle modalità più consone a raggiungere questo obiettivo, che getterà le basi per l’autostrada digitale del futuro.
Dell’ipotesi di aggregazione TIM e Open Fiber si è parlato molto nell’ultimo periodo, ma le alternative in campo sono almeno due e con conseguenze diverse fra loro: creare in capo a TIM/Open Fiber sotto il controllo di CDP un gestore unico della rete scorporando la parte commerciale e dei servizi oppure effettuare lo spin off della rete Telecom affidandola ad una newco con Open Fiber e sempre sotto il controllo di CDP.

Ipotesi entrambe allo studio, che verranno a dipendere dal quadro “tecnico” regolatorio che affida all’AgCom il compito di definire lo schema del RAB, cioè del sistema di compensi sul modello delle autostrade e delle reti elettriche, che consente di incentivare gli investimenti ed avere certezza dei flussi di ricavi. C’è poi la questione calda della cosiddetta “clausola occupazionale”, al centro di un braccio di ferro fra Lega ed M5S.
Frattanto, il Ministero dello Sviluppo Economico afferma di non aver “ricevuto alcun progetto segreto sullo scorporo della rete Telecom” e precisa che “con l’emendamento al Dd fiscale si creano le condizioni per rendere appetibile e sostenibile la realizzazione di una rete unica a banda ultralarga”.

Del tema si parlerà, domani, lunedì 26 Novembre 2018, quando la commissione Finanze al Senato esaminerà gli emendamenti al Dl fiscale presentati da Governo e maggioranza. Il dibattito, appunto, verte in particolare sugli aspetti tecnici riguardanti la “clausola occupazionale”, che rischia di avere inevitabili ricadute di costo sulla bolletta degli utenti finali.

L’ipotesi di scorporo della rete TIM, infatti, avrebbe potuto causare circa 20-22 mila esuberi, per evitare i quali un emendamento a firma del relatore Emiliano Fanu (M5S) prevede che la fissazione della tariffa RAB da parte dell’AgCom, dovrebbe incorporare e “quantificare” anche la forza lavoro dell’impresa scorporata. Ipotesi con ricadute inevitabili sui futuri costi in bolletta, che è stata osteggiata dalla Lega, attraverso un subemendamento finalizzato a bloccare tale vincolo occupazionale, in seguito ritirato.

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