Dl Cura Italia, Corte dei Conti: “Fondamentale graduare e mirare interventi”

(Teleborsa) – “In un contesto di emergenza sanitaria quale quello che stiamo attraversando, la politica di bilancio è chiamata a giocare un ruolo indispensabile per rafforzare il sistema sanitario adeguandolo ad una emergenza particolare, consentendo in tal modo di corrispondere alle attese di cura dei cittadini; mettere in condizioni il personale che vi lavora di poter affrontare l’epidemia operando in sicurezza; preservare la capacità produttiva del sistema economico e le sue potenzialità di crescita; ridurre le difficoltà di lavoratori e famiglie”. È quanto sottolinea la Corte dei Conti nella Memoria sul decreto Cura Italia (18/2020) oggi all’esame del Senato. Il Dl prevede l’aumento dell’indebitamento netto dell’Italia fino a 20 miliardi di euro, corrispondenti a circa 1,1 punti percentuali di Pil. Il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato potrà aumentare di 25 miliardi raggiungendo i 104,5 miliardi nel 2020 in termini di competenza e a 154 miliardi in termini di cassa.

All’interno di tale contesto, particolare attenzione – afferma la Corte – va riservata alle imprese che, soprattutto nei settori più esposti, “devono essere sostenute nella prevedibile crisi di liquidità connessa con la riduzione dell’attività, evitando fallimenti e chiusure che impatterebbero sul mercato del lavoro e sul potenziale di crescita futuro”. Le famiglie – si legge nella Memoria – devono “essere aiutate ad affrontare le difficoltà poste dalla riduzione dei servizi che impattano sulla organizzazione familiare (bambini minori e anziani o persone non autosufficienti) e, nel caso che la sospensione delle attività economiche dovesse comportare la perdita delle fonti di guadagno, un intervento sui redditi”.

Se le misure contenute nel decreto all’esame del Senato perseguono queste finalità mobilitando risorse di particolare rilievo, determinante sarà, per la Corte, “erogare rapidamente agli aventi diritto i fondi stanziati, riducendo al minimo (eventualmente anche con modifiche al testo del decreto-legge) quei passaggi amministrativi non indispensabili che possono determinare un rallentamento e, quindi, una riduzione nell’efficacia delle misure assunte”. Fondamentale sarà, inoltre, “la capacità di graduare e mirare gli interventi da operare con il bilancio in deficit”. Nella memoria viene, infatti, sottolineata la necessità di mantenere sotto controllo, anche in questo contesto, “la qualità e l’effettiva necessità della spesa, specie non potendo valutare con precisione l’orizzonte temporale entro cui ci si dovrà muovere”. Le considerazioni della Corte partono dal presupposto che non tutti i settori produttivi sono colpiti con la stessa intensità: “alcuni comparti stanno registrando difficoltà importanti (soprattutto il settore alberghiero, la ristorazione, il trasporto aereo e ferroviario, tutte le attività dello spettacolo come cinema e teatri, le manifestazioni sportive, il commercio non alimentare) mentre altri sono addirittura in crescita (si pensi alla farmaceutica, alle attività dell’indotto della sanità, ai servizi per l’informatica legati all’attivazione delle nuove postazioni di smart working). Dunque “non va abbandonata, ma anzi intensificata, un’attenta analisi della spesa pubblica che consenta, al riavvio di puntare su interventi più in grado di attivare la crescita anche rimuovendo quei lacci e lacciuoli che limitano senza ragione l’operare di famiglie e imprese”.

Dal momento che, allo stato attuale, non è possibile prevedere quando l’epidemia verrà superata, – avverte la Corte – “una probabile flessione del Pil e il coinvolgimento di altri paesi aumenta il rischio che si inneschi una crisi economica globale che potrebbe determinare un peggioramento delle prospettive di crescita tenuto conto della forte vocazione all’export del nostro Paese”. Ciò – viene spiegato nella Memoria – “si rifletterà sul bilancio pubblico non solo per l’aumento della spesa ma anche per effetto della caduta del Pil sulle entrate. Questo effetto dipenderà naturalmente oltre che dall’intensità e dalla durata della recessione, dall’elasticità del bilancio al ciclo, a sua volta dipendente dal peso dello Stato nell’economia e dalla struttura della tassazione. Una valutazione complessiva su cui inciderà anche il grado di strutturalità dei migliori risultati registrati a consuntivo nel 2019 (un disavanzo all’1,6 per cento contro il 2,2 per centoprevisto)”.

ESPOSIZIONE DEBITORIA DELL’ITALIA – Pur se al momento – scrive la Corte – “sembra acquisita un’azione di contenimento delle tensioni sui mercati finanziari in grado di evitare che si allarghino i premi al rischio, con un impatto non trascurabile sui tassi dei titoli del debito sovrano e sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese, l‘esposizione debitoria del nostro Paese rimane rilevante”. Saranno, quindi, necessari nuovi interventi da realizzare con le modalità proprie e i tempi di “un’economia che esce da una situazione paragonabile a quella di un conflitto” e le cui energie vanno recuperate e sostenute; sarà, inoltre, necessario “aumentare le spese per la sanità anche per ripristinare la normale attività delle strutture ospedaliere una volta superata la crisi”. Altre risorse dovranno, infine, essere utilizzate per affrontare le difficoltà economiche di tutti i soggetti che andranno incontro a cadute del reddito e che necessitano di interventi di sostegno. In questo scenario, per la Corte dei Conti, “un ruolo importante è affidato alla politica monetaria della Bce”, che ha annunciato un significativo piano di acquisto di titoli in grado di alleviare, nei prossimi mesi, molte delle potenziali pressioni sul nostro debito pubblico, Sarà, tuttavia, indispensabile – conclude la Memoria – contare su “una politica di bilancio comune tra i paesi europei, eventualmente anche finanziata con risorse da raccogliere sul mercato attraverso l’emissione diretta di debito, che consenta di garantire una ripresa consistente una volta superata l’emergenza sanitaria”. Per quel che riguarda gli interventi dei governi nazionali, – per la Corte – “occorrerà tener presente che anche se non saranno limitati dalle regole di bilancio, temporaneamente sospese, saranno costantemente scrutinati dai mercati e dipenderanno comunque dalle condizioni di sostenibilità del debito. Queste ultime andranno sempre confermate e dipenderanno esse stesse, in ultima analisi, dagli aspetti qualitativi delle misure che si metteranno in campo”.

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