“Diciotti” ancora senza porto. Farnesina chiede l’intervento dell’Ue

(Teleborsa) – Quinto giorno in mare aperto per la “Diciotti”. La nave della marina militare italiana è ancora in attesa di istruzioni,ferma a largo di Lampedusa con a bordo 177 naufraghi recuperati giovedì 16 agosto in acque territoriali maltesi. Dopo giorni di ferventi polemiche sul futuro degli occupanti della nave, nella serata del 19 agosto la Farnesina ha “ufficialmente e formalmente investito della questione la Commissione europea”, cui viene richiesta la redistribuzione dei migranti tra i vari paesi Ue.

Il ministero degli Esteri ha invitato ad “individuare una soluzione in linea con i principi di condivisione tra gli Stati membri dell’Unione Europea, concordati al Consiglio Europeo di giugno 2018, con riferimento ai flussi migratori in coerenza con le dette conclusioni del Consiglio Europeo, il Governo italiano ritiene indispensabile che la Commissione assuma direttamente l’iniziativa, vocata a individuare i Paesi Ue disponibili ad accogliere, per effettuare i necessari controlli, le persone salvate in mare”.

In attesa che si pronuncino le autorità europee, continua il braccio di ferro tra Italia e Malta sul salvataggio dei naufraghi. Il Ministro dei Trasporti Toninelli, che dispone della competenza sui porti, ha parlato di “comportamento inqualificabile da parte delle autorità maltesi”, colpevoli di non aver soccorso i migranti ed auspicandosi un intervento sanzionatorio dell’Europa. Di contro, secondo il governo de La Valletta l’intervento della “Diciotti” in acque maltesi non era affatto necessario, essendo il barcone in prossimità delle acque di Lampedusa. 

Il governo italiano ha ormai adottato da mesi il “pugno duro” contro gli sbarchi, con il Ministro degli Interni Salvini che nei giorni scorsi è arrivato a minacciare di “riportare i migranti in Libia” qualora l’Ue non predisponga i mezzi per un’accoglienza condivisa tra più paesi. Ulteriore conferma della strategia adottata, sui cui il vicepremier rimane inflessibile ribadendo il divieto di approdo in Italia.

La soluzione dunque non pare dietro l’angolo, con buona pace di naufraghi ed equipaggio, alla deriva ormai da cinque giorni.

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