Deflazione, le ricette di commercianti e consumatori per far risalire i prezzi

(Teleborsa) – Il ritorno in deflazione dell’Italia preoccupa commercianti e consumatori.

 Per Confcommercio questo è “pericoloso” e rappresenta “un altro inatteso segnale di debolezza del quadro economico”. Secondo la Confederazione Generale Italiana delle Imprese, delle Attività Professionali e del Lavoro Autonomo, “è ormai certo che anche il 2016 si chiuderà, come i due anni precedenti, con un inflazione praticamente nulla. Per un ritorno su valori prossimi o superiori all’1%, in grado di scongiurare i rischi di una preoccupante e perdurante deflazione bisognerà attendere la primavera del 2017”.

Per Federdistribuzione bisogna rilanciare la domanda interna per sostenere la crescita del Paese. “Dopo il valore modestamente positivo registrato a settembre – commenta Giovanni Cobolli Gigli, Presidente di Federdistribuzione – l’indice dei prezzi torna nuovamente a scendere, segno che non siamo ancora emersi dalla spirale deflattiva che ha accompagnato il Paese negli ultimi mesi”. 

“Siamo ancora lontani da una ripresa economica strutturale.Occorre fare tutto il possibile per sostenere la domanda interna, vero propulsore di sviluppo per il Paese e unico fattore capace di riportare la dinamica dei prezzi sui livelli fisiologici di un’economia in crescita” conclude Cobolli Gigli.

Anche le associazioni dei consumatori chiedono interventi del Governo in particolare su “occupazione e sviluppo per dare nuovo slancio all’economia”.

Il dato di oggi sull’inflazione è un dato scoraggiante, segno della mancanza di prontezza e di strategia da parte del Governo, che da tempo avrebbe dovuto intervenire concretamente per rilanciare occupazione e domanda interna.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

“È fondamentale avviare quel Piano Straordinario per il Lavoro che da tempo richiediamo al Governo che, senza disperdere risorse in mille rivoli si concentri sulla disposizione di investimenti per:

–  innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico;

– realizzazione, modernizzazione e messa in sicurezza antisismica delle infrastrutture, specialmente al Sud;

– valorizzazione e qualificazione dell’offerta turistica.

Al fianco di tale piano è indispensabile evitare categoricamente l’aumento dell’IVA dal 10 al 13% e dell’IVA ordinaria dal 22 al 25% nel 2018 ed al 25,9% dal 2019. Aumenti che, per una famiglia tipo, comporteranno ricadute a regime di +782 Euro annui a famiglia”, concludono
 

 

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