DEF, verso due aliquote al 15% e 20%

(Teleborsa) – Due aliquote del 15 e 20% per una flat tax che è più una double tax e un debito pubblico in salita a toccare il record del 132,7% del Pil. Sono alcuni dei temi presenti nella bozza del DEF arrivata sul tavolo del consiglio dei ministri.

Il nodo politico più importante è quello della flat tax, fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini che ne aveva chiesto l’inserimento nel Documento di Economia e Finanza nonostante la contrarietà del ministro dell’Economia Giovanni Tria e l’esitazione del M5S.

FLAT TAX – La soluzione, mediata dal premier Giuseppe Conte, dovrebbe approdare nel Cdm in programma nel pomeriggio e prevederebbe due aliquote, al 15 e al 20% “a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni”, secondo quanto si legge nella bozza del DEF.

Tra le azioni strategiche del cronoprogramma, inserito nella bozza del DEF, c’è dunque la “riduzione della pressione fiscale per sostenere la crescita” in vista delle misure nel triennio 2019-2022: la flat tax, il riordino delle tax expenditures, i tagli alle accise e al “cuneo fiscale”.

L’obiettivo, chiarisce la bozza, è “ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e di snellire gli adempimenti relativi al pagamento delle imposte. Il concetto chiave è la ‘flat tax’, ossia la graduale introduzione di aliquote d’imposta fisse, con un sistema di deduzioni e detrazioni che preservi la progressività del prelievo”.

La bozza chiarisce che “per incentivare gli investimenti, le imprese potranno beneficiare di una riduzione dell’aliquota Ires applicabile agli utili non distribuiti”. Il taglio delle aliquote d’imposta, prosegue il testo, “favorirà la crescita dell’economia e, quindi, del gettito fiscale. Tuttavia, allo scopo di ridurre l’indebitamento sarà anche necessario compiere un paziente lavoro di revisione della spesa corrente dell’Amministrazione pubblica e delle agevolazioni fiscali”.

DEBITO PUBBLICO – Altro tema caldo è l’aumento del debito pubblico che “salirà alla fine di quest’anno al 132,7% del prodotto interno lordo, rispetto al 132,1% del 2018, “pur includendo proventi da privatizzazioni pari all’uno per cento del Pil”. Per gli anni successivi il rapporto debito/Pil nello scenario tendenziale si ridurrebbe al 131,7% nel 2020 e per arrivare al 129,8% nel 2022.

“Malgrado si continuino ad ipotizzare proventi da privatizzazioni pari allo 0,3 per cento del PIL nel 2020, oltre all’uno per cento previsto per quest’anno – si legge nella bozza – la riduzione del debito in rapporto al PIL è moderata in presenza di bassa crescita nominale, rendimenti reali relativamente elevati e un surplus primario che resterebbe lievemente al di sotto del 2 per cento del PIL anche nell’anno finale della proiezione”

Il deficit quindi si attesterà quest’anno al 2,4% del Pil rispetto al 2,04% indicato nella legge di bilancio per poi scendere al 2,1 nel 2020, all’1,8% nel 2021 e all’1,5% nel 2022.

La bozza prosegue indicando come “essenziale” un forte calo dei rendimenti dei titoli di Stato per la “completa realizzazione del programma di politica economica del governo”. “Da ormai trent’anni il debito pubblico vincola le politiche economiche e sociali dell’Italia. A prescindere dalle regole di bilancio, è necessario ridurre gradualmente il rapporto debito/Pil per rafforzare la fiducia degli investitori in titoli di Stato e abbattere gli oneri per interessi”, anche perché “i rendimenti a cui lo Stato si indebita sono un termometro della fiducia nel Paese e nelle sue finanze pubbliche”.

Il saldo strutturale è previsto in peggioramento di 0,1 punti percentuali quest’anno, “ma risulterebbe in lieve miglioramento al netto della clausola per eventi eccezionali“. Nei prossimi tre anni, il saldo strutturale migliorerebbe di 0,2 punti nel 2020 e di 0,3 all’anno nel 2021 e nel 2022, scendendo dal -1,6 per cento del PIL nel 2019 al -0,8 per cento nel 2022 “in linea con una graduale convergenza verso il pareggio strutturale” si legge ancora nella bozza.

Il governo “intende attuare la clausola contenuta nella Legge di Bilancio 2019, in base alla quale due miliardi di euro di spesa delle Amministrazioni centrali resteranno congelati nella seconda metà dell’anno”. L’attivazione della clausola, è stata decisa a fronte delle tendenze economiche disegnate nel documento “ed in particolare della revisione al rialzo della stima di indebitamento netto per l’anno in corso”.

Infine, le previsioni indicano un aumento della disoccupazione che per il 2019 salirà all’11% rispetto al 10,6% dell’anno scorso. Il tasso di disoccupazione crescerà nche nel 2020 portandosi all’11,2% e tornerà poco sotto l’11% nel 2021.

FAMIGLIE E IMMOBILI – “Il governo intende proseguire sulla strada dell’alleggerimento del carico fiscale sulle famiglie e destinare maggiori risorse finanziarie al servizio delle famiglie, con particolare riguardo a quelle numerose e con componenti in condizione di disabilità”,si legge nella bozza del Pnr allegata al DEF

“Il governo non ritiene opportuno in questa fase rivedere l’imposizione sugli immobili, già oggetto di numerosi cambiamenti legislativi negli ultimi anni”, prosegue la bozza del Pnr allegata al DEF.

“Per il 2018 i proventi derivanti dalle vendite di immobili pubblici dovrebbero ammontare a 600 milioni. Nel triennio 2019-2021 il programma di dismissioni immobiliari prevede un ammontare di 1,25 miliardi, oltre agli 1,84 già previsti”. Nella bozza si riportano le misure del decreto crescita e sul fronte dismissioni si ricorda che è prevista anche l’estensione agli enti territoriali del perimetro dei soggetti che possono contribuire al piano di cessione degli immobili pubblici”.

DEF, verso due aliquote al 15% e 20%