DEF, UpB: Previsioni Governo equilibrate

(Teleborsa) – Le previsioni ufficiali del governo, nel complesso, sono ”equilibrate e non caratterizzate da un sistematico ottimismo”. Questa la valutazione contenuta nel Rapporto dell’Upb sulla programmazione di bilancio dedicato all’analisi del Documento di economia e finanza (DEF) 2022. La direttiva Ue, ricorda l’Ufficio parlamentare di bilancio, richiede che periodicamente venga svolta una valutazione ex post delle previsioni ufficiali. Il dossier ”dedica uno specifico approfondimento all’aggiornamento dell’analisi sull’accuratezza delle previsioni macroeconomiche del Governo’ relativa agli anni 2018-2021.

Secondo l’Ufficio ‘‘nel complesso, tenuto conto che il 2020 e il 2021 sono stati due anni anomali in termini di ciclo economico, la valutazione ex post delle previsioni macroeconomiche del Governo degli ultimi anni porta a ritenere che le stime sulla crescita siano state complessivamente equilibrate e non caratterizzate da un sistematico ottimismo”.

”L’accuratezza delle previsioni –sottolinea l’Upb- è inevitabilmente influenzata dalla crisi economica legata alla pandemia, non
prevedibile prima del 2020, per cui si registrano errori molto elevati, soprattutto per l’anno successivo”. Tuttavia, escludendo l’anno 2020, l’errore medio a tende ad annullarsi sul PIL reale e risulta pressoché in linea con il quinquennio pre covid, sul PIL
nominale.

Secondo analisi svolte dall’UPB, pubblicate nella Nota sulla congiuntura di aprile – si legge ancora – il conflitto ha già avuto effetti non trascurabili, principalmente riconducibili ai rincari delle materie prime; si stima infatti che si possano già ritenere assodati impatti negativi della guerra sul PIL del 2022 (per 3,6 e 9 decimi di punto percentuale rispettivamente a livello globale, per l’area dell’euro e per l’Italia) e aumenti dell’inflazione di circa un punto percentuale.

Sono state inoltre valutate le ripercussioni di un prolungamento della fase militare fino a tutta la primavera, con un percorso di normalizzazione esteso al resto dell’anno. Secondo l’analisi svolta la maggiore durata della guerra comporterebbe una ulteriore perdita del PIL, soprattutto nell’area dell’euro nel 2022 (-1,0 per cento); l’economia italiana subirebbe un impatto negativo addizionale di circa un punto percentuale di PIL nel 2022 e di quasi mezzo punto nel 2023. L’inflazione aumenterebbe in maniera contenuta a livello globale, di oltre mezzo punto percentuale nell’area dell’euro e di oltre un punto per l’Italia, sia quest’anno sia nel prossimo.

Le simulazioni svolte – si legge – “assumono che il protrarsi delle operazioni militari implichi un inasprimento degli shock avversi già osservati; pertanto, se l’estensione temporale del conflitto non comportasse ulteriori rincari dei prezzi e nella disponibilità di materie e nuovi peggioramenti del clima di fiducia, gli impatti per l’economia italiana potrebbero essere inferiori a quelli prefigurati.

Al rischio relativo alla guerra – avverte l’UpB – “se ne aggiungono altri, riferibili all’evoluzione della pandemia Covid-19, agli effetti sul PNRR di aumenti dei prezzi delle materie prime e dei beni intermedi, ai nuovi assetti delle politiche economiche post-pandemia. Quanto al rischio inflazione, è prevalentemente previsto al rialzo nel biennio 2022-23 e risulta fortemente influenzato dall’incertezza sull’evoluzione dei prezzi delle materie prime e dai possibili effetti delle strozzature che si dovessero verificare sul versante dell’offerta”.