DEF, UGL: in un anno calo reddito fino al 30%

(Teleborsa) – Nell’ultimo anno l’Italia “si è impoverita in maniera sensibile, con intere categorie di lavoratori dipendenti e autonomi coinvolte”. E’ quanto sottolinea l’UGL nel corso di un’audizione alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
“Il reddito delle famiglie si è fortemente contratto – dice il sindacato guidato da Paolo Capone – nella migliore delle ipotesi, laddove si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, il reddito in diversi mesi è calato in una percentuale compresa fra il 25 e il 30%. In tutti gli altri casi, compresi quelli del lavoro autonomo e delle professioni, soltanto l’erogazione dei bonus una tantum ha evitato l’azzeramento del reddito, con tutto quello che ne consegue in termini di tenuta sociale”.

La Confederazione ricorda “sono circa un milione i posti di lavoro persi in questi mesi, con la prospettiva di un ulteriore incremento alla scadenza del blocco dei licenziamenti: è difficile immaginare cosa potrà accadere dopo il 30 giugno e il 31 ottobre, anche perchè licenziare rappresenta un costo importante per le aziende. Di certo, è da mettere in preventivo un deciso incremento delle domande di accesso alla Naspi”.

Secondo l’Ugl “il cambio di passo dovrebbe e potrebbe arrivare dalla risoluzione di alcune vertenze che, per il loro impatto, assumono un profilo che va ben oltre le migliaia di dipendenti comunque coinvolti. Si pensi ad Alitalia e, più in generale, al trasporto aereo, agli stabilimenti ex Ilva, ma anche ai siti di Piombino e Terni; a Whirlpool e all’intero settore del bianco; agli effetti della nascita di Stellantis e all’automotive nel pieno di una nuova rivoluzione industriale; alla concorrenza sleale sofferta dai nostri distretti industriali. Una partita che si gioca sul versante della fiducia e del coinvolgimento attivo delle parti sociali”.

In questo contesto “l’aspetto che dovrebbe preoccupare maggiormente, in assenza di politiche attive del lavoro, è la crescita dell’area della inattività”, prosegue l’Ugl. Quanto al DEF presenta “un quadro drammatico, quanto prudenziale, rispetto ai tempi della possibile ripresa, viste le tante incognite esistenti – aggiunge – si tratta di previsioni oggettivamente complesse da fare, sulle quali peraltro pesa in maniera molto significativa la difficoltà, per il momento, di valutare la reale efficacia della campagna di vaccinazione. Il 2021 dovrebbe essere inteso, anche al netto delle complicazioni connesse alla non superata emergenza sanitaria, come l’anno della ripartenza e della rinnovata fiducia per il Paese”.

Secondo la confederazione “andrebbero definite le riforme del fisco, di ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro, previdenza, giustizia, codice degli appalti, pubblica amministrazione, così da diminuire le sacche di inefficienza, migliorare i servizi erogati al cittadino e contribuire alla riduzione del gap territoriale che penalizza fortemente il Mezzogiorno e le aree interne del Paese”.

Guardando al Piano nazionale di Ripresa e Resilienza “dovrebbero trovare spazio la riduzione strutturale del costo del lavoro per tutti i dipendenti e in ragione di età, genere e collocazione geografica – si rileva ancora – la riqualificazione e la formazione continua per i lavoratori dipendenti e autonomi; la riforma degli ammortizzatori sociali anche attraverso un utilizzo integrato di part time, sostegno al reddito e politiche attive; la semplificazione degli adempimenti burocratici; il potenziamento degli strumenti di accompagnamento al pensionamento per favorire il ricambio generazionale; il lavoro agile come una delle modalità organizzative del lavoro pubblico e privato; relazioni industriali più partecipative con l’attuazione dell’articolo 46 della Costituzione; l’adozione di misure per favorire la produttività. Fondamentale anche la creazione di poli tecnologici”.

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