Def, semaforo verde alla Camera. Chiesto stop aumenti IVA e più flessibilità all’Europa

(Teleborsa) – Con 330 voti favorevoli e 242 contrari (quattro gli astenuti) l’aula della Camera ha approvato la risoluzione presentata da M5s e Lega al Documento di economia e finanza 2018. 

Messi, dunque, nero su bianco i desiderata di Lega e M5s per quanto riguarda il Documento di economia e finanza, che sta concludendo il suo iter parlamentare. Nella risoluzione sul Def portata in Aula dal relatore M5s, Federico d’Incà, si impegna infatti il governo “ad assumere tutte le iniziative per favorire il disinnesco delle clausole di salvaguardia inerenti l’aumento dell’aliquota IVA e delle accise su benzina e gasolio” e “a individuare misure da adottare nel 2018 nel rispetto dei saldi di bilancio”.

Confermate, dunque, le anticipazioni della vigilia sulla richiesta di sterilizzazione dell’Iva cui si aggiunge domanda di flessibilità all’Europa con l’obiettivo di chiedere lo slittamento del pareggio di bilancio di un anno, dal 2020 al 2021, rimodulando il deficit nel “rispetto dei vincoli europei”. Infatti, ha precisato d’Incà, la maggioranza impegna il governo “a riconsiderare in tempi brevi il quadro di finanza pubblica nel rispetto degli impegni europei per quanto riguarda i saldi di bilancio del triennio 2019-2021”.

TRIA: “CONSOLIDARE BILANDIO E NON METTERE A RISCHIO CALO DEBITO” – A tenere la barra dritta ci ha pensato il titolare del Tesoro, Giovanni Tria, che indica la via da seguire. 

A settembre i numeri sulle coperture “Lo scenario tendenziale dell’indebitamento netto sarà oggetto di una seria riflessione in sede di predisposizione del quadro programmatico”. Così il ministro dell’Economia  nella sua replica alla discussione generale sul Def nell’aula della Camera. “Seguendo le linee programmatiche illustrate dal presidente del Consiglio sarà possibile conciliare la crescita e l’occupazione con la sostenibilità del debito”, ha aggiunto il ministro, spiegando che nel quadro programmatico saranno indicate a settembre le “opportune coperture” per le misure di politica economica che si vorranno portare avanti. “Ogni proposta di riforma sarà articolata in considerazione degli effetti sulla crescita e sulla dinamica delle finanze pubbliche”, ha assicurato.

Reddito cittadinanza centrale, ma no all’assistenzialismo – Nella strategia di politica economica del governo “il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali bensì tramite l’integrazione nel mercato del lavoro, avrà un ruolo centrale”, annuncia il ministro Giovanni Tria. “Assicurare un reddito dignitoso – dice infatti Tria – a chi è temporaneamente in stato in disoccupazione o fa fatica a entrare o rientrare in un impiego è condizione essenziale per consentire in un quadro di stabilità sociale i necessari processi di innovazione tecnologia e ristrutturazione produttiva”.

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