DEF, banche in allarme: tagli al settore freno per la ripresa

(Teleborsa) – E subito scontro sui numeri della Nota di aggiornamento al DEF (Documento Economia e Finanza).

“Uno dei settori a cui taglieremo le agevolazioni sono le banche che ne hanno ricevute fin troppe in questi anni e adesso ne cominceranno ad avere un po’ di meno” aveva preannunciato ieri 4 ottobre il vicepremier Luigi Di Maio in un messaggio su Facebook diffuso al termine del vertice di Governo che ha aveva messo nero su bianco il DEF.

Ma Giovanni Sabatini direttore generale dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) non ci sta e non perde occasione per ricordare che “il possibile taglio della deducibilità delle DTA (imposte differite attive) delle banche ventilato dal vice premier pentastellato “inciderà sul costo del credito” e determinerà “un’asimmetria” con le altre banche europee. “Non è una rimozione di agevolazione – ha spiegato – è deducibilità di un costo di produzione. Il denaro e gli interessi per le banche sono come la farina per il fornaio. Se non si consente di dedurre il costo di produzione il reddito che ne deriva non è indicativo della effettiva capacita contributiva. Questo andrà a incidere sul costo del credito e ci sarebbe disallineamento con art. 53 della Costituzione”, che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività“.

Parlando dell’aumento dello spread dovuto ai timori del mercato sulle misure del Governo, il direttore generale dell’ABI ha sottolineato che “l’aumento dello spread incide riducendo il patrimonio di vigilanza delle banche”. Il 2 ottobre, il differenziale di rendimento tra il BTP decennale tricolore e il Bund tedesco è volato a quota 300 punti base, toccando il massimo da aprile del 2013.

Intanto a Piazza Affari, il comparto bancario soffre. Tra i titoli del FTSE MIB, pesante Intesa Sanpaolo che arretra del 2,06%. In calo Banca Generali che cede l’1,93%. Stessa sorte per Banco BPM e Unicredit in calo rispettivamente dell’1,73% e dell’1,94%.

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