Decreto Genova allo studio. Di Maio assicura: “Pieni poteri a commissario”

(Teleborsa) – Sono già trascorsi 40 giorni dal crollo del Ponte Morandi a Genova e, nonostante l’urgenza assicurata da subito dal Governo, ancora non si vede il famoso Decreto Genova che dovrebbe portare alla nomina del Commissario straordinario ed all’assegnazione dei lavori per la ricostruzione. Un problema che, a quanto pare, ha a che vedere con cavilli normativi e questioni di opportunità politica.

“Con il Decreto Genova individuiamo il super commissario alla ricostruzione, che avrà tutti i poteri per iniziare a fare subito il nuovo ponte”, ha assicurato nuovamente il vicepremier Luigi Di Maio, ricordando che “i tempi della concessione avrebbero ritardato la ricostruzione all’infinito” e che Autostrade metterà i soldi, ma la ricostruzione dovrà farla un’azienda di Stato”.

E proprio su questo punto nasce un problema, in quanto l’unico soggetto legittimato ad eseguire i lavori, per effetto della concessione in essere, è proprio Autostrade per l’Italia mediante una delle società del gruppo (probabilmente la Pavimental), mentre l’idea di affidare la ricostruzione ad un’azienda di Stato (si è fatto più volte il nome di Fincantieri) andrebbe a scontrarsi con il Codice degli appalti, che imporrebbe l’avvio di una procedura di gara. Ipotesi questa che non consentirebbe di certo di restare nei tempi indicati dal governo per costruire il nuovo ponte (12-15 mesi al massimo) e che dovrebbe essere sostituita da un “affidamento diretto”. Una strada percorribile?

Il governo italiano sta portando avanti dei “colloqui costruttivi” con la Commissione europea per sondare gli aspetti normativi dell’UE, previsti in una apposita direttiva sugli appalti pubblici. A riferirlo è stato un portavoce di Bruxelles, sottolineando che la Commissione europea “appoggia pienamente” l’Italia in questa situazione ed è consapevole “dell’urgenza della questione”. C’è da dire che la direttiva europea sugli appalti prevede diverse procedure: l’iter classico della gara d’appalto ma anche una procedura veloce ed un margine di flessibilità dei singoli Stati membri sulla scelta dell’affidamento diretto in “casi di estrema urgenza”.

Altro problema è la scelta del commissario, che potrebbe essere un politico, come ad esempio il Presidente della Regione Toti, o un tecnico nominato apposta per la ricostruzione. Una scelta non facile che inevitabilmente si scontra con questioni di opportunità politica dei due schieramenti al governo.

Ultima e non minoritaria questione riguarda le risorse per il risarcimento dei danni, più o meno ampie a seconda se si sceglierà di risarcire solo i danni diretti del crollo o anche gli effetti indiretti (le ricadute sui trasporti, sul commercio ecc.).

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