Debito pubblico in Italia, il grido d’allarme di Capital Economics

Rischia di superare il 145% del Pil nei prossimi 10 anni

Debito pubblico: due parole che, da sole, fanno tremare l’economia. In particolare quella del nostro Paese, osservato speciale ormai da tempo e  mai come in questi giorni nella bufera dopo le previsioni nefaste sul Pil degli esperti che arrivano a smorzare gli entusiasmi e a tagliare le gambe alle speranze di ripresa in grado di trainare una crescita duratura e stabile. 
Tagli di qua, limature al ribasso di là ed ecco che avanzano nuvoloni all’orizzonte sulle prospettive e sullo stato di salute della nostra economia, già debole e in sofferenza, per giunta in un  contesto generale che mostra preoccupanti segni di rallentamento. 
Insomma, il quadro attuale non è dei più positivi. Anzi. Ma cosa succederà nel futuro? Il debito pubblico in Italia è destinato ad aumentare e tra 10 anni potrebbe attestarsi oltre la soglia del 145% del Pil. Almeno stando alla previsione della casa d’affari britannica Capital Economics che, in una nota pubblicata in questi giorni,  ha fatto il punto, niente affatto incoraggiante,  sullo stato di salute delle finanze pubbliche nel nostro Paese.
“Per prevenire l’aumento del rapporto debito-Pil – si legge nella nota – l’economia italiana ha bisogno di crescere molto più rapidamente di quanto non ha fatto nell’ultimo decennio ma ci sembra alquanto improbabile che uno scenario del genere si materializzi. Soprattutto in ragione del calo demografico in atto nel Paese della bassa produttività”.
Una previsione che gli stessi analisti definiscono eccessivamente pessimistica precisando però che finora il fattore demografico ha giocato a favore con la popolazione in età da lavoro cresciuta in questo periodo dello 0,4 per cento. Cosa che però non succederà nei prossimi 10 anni visto che ci si aspetta “una flessione dello 0,5% all’anno della popolazione in età da lavoro”.   
In particolare, le cose potrebbero mettersi molto male dal 2021 al 2029 quando  Capital Economics prevede un Pil praticamente invariato. Uno scenario che, qualora si concretizzasse, potrebbe comportare un aumento del rapporto debito/Pil fino appunto alla soglia del 145%.

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