Debito, da nuova crisi impatto di oltre 20 miliardi per spesa interesse

(Teleborsa) – Quanto è costata all’Italia la crisi del 2011-2012 in termini di maggiori interessi sul debito pubblico? Il nostro Paese ne paga tuttora un prezzo? Che effetti avrebbe sul debito un aumento dei rendimenti dei titoli pubblici?

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio prova a rispondere a questi interrogativi attraverso alcune simulazioni e analisi che consentono di stimare l’impatto dei principali fattori che influenzano la dinamica della spesa per interessi (tassi, composizione delle emissioni, fabbisogno).

Un‘impennata dei tassi analoga a quella che si è registrata nel 2011 potrebbe costare allo Stato italiano oltre 20 miliardi nel triennio 2018-2020, spiega l’UPB. Una spesa che raggiungerebbe i 21,5 miliardi di euro.

L’UPB ha messo a punto un modello con il quale + possibile quantificare l’effetto della crescita dei tassi sulla spesa per interessi durante la crisi, distinguendo una fase acuta (luglio 2011 – settembre 2012) da quella immediatamente precedente l’avvio del QE.

Nel complesso, “si stima che la crisi ha comportato nel periodo 2011-2016 una maggior spesa per interessi di circa 47 miliardi, circa 31 dei quali relativi alla fase acuta e 16 miliardi in quella successiva. Nel 2016, l’eredità della crisi pesa ancora per circa 7,6 miliardi complessivi”.

L’Ufficio Parlamentare ha, poi, condotto due simulazioni: ipotizzando un aumento di 100 punti base di tutti i rendimenti di qui fino al 2020 e un’altra applicando l’aumento dei rendimenti registrato durante la crisi del 2010-2011. Nel primo caso si avrebbe una maggiore spesa per interessi di 12,9 miliardi di euro complessivi nel triennio (1,8 miliardi nel 2018, 4,5 miliardi nel 2019 e 6,6 miliardi nel 2010) con un incremento del fabbisogno pari rispettivamente a 0,1, 0,3 e 0,4 punti di PIL.

Nel secondo caso, quello di una nuova crisi del debito, la maggiore spesa per interessi raggiungerebbe i 21,53.4 miliardi di euro nel giro di tre anni (3,1 miliardi nel 2018, 7,6 miliardi nel 2019 e 10,8 miliardi nel 2020) con un incremento del fabbisogno pari rispettivamente a 0,2, 0,2 e 0,6 punti di PIL.

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