De Guindos (BCE): pieno impegno contro frammentazione

(Teleborsa) – Quello che sta approntando la Bce “non lo chiamerei scudo anti spread, è uno strumento contro la frammentazione” nell’area euro “che è una cosa cattiva e non bisogna pensare solo ai differenziali tra titoli di Stato “. Lo ha spiegato il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos intervenendo all’evento Young Factor organizzato dall’Osservatorio dei giovani editori aggiungendo che “la frammentazione significa anche che una famiglia, o una impresa, in Italia o Spagna, a pari condizioni di liquidità deve pagare di piu’ per il credito di una famiglia o una impresa che chiede lo stesso in Germania”.

” La frammentazione è negativa ed è una cosa che bisogna evitare”, ha proseguito. Si è già verificata in passato e per questo “abbiamo approvato il piano per lottare contro la pandemia (il PEPP), abbiamo previsto flessibilità, che è uno degli strumenti che possiamo usare sul reinvestimento” dei proventi dei titoli che giungono a maturazione. “Ieri – ha ribadito De Guindos – al Consiglio direttivo abbiamo voluto esprimere chiaramente che vogliamo batterci contro la frammentazione. La prima linea di difesa è il Pepp e poi siamo impegnati per prevedere e attuare (nuovi) strumenti per evitare la frammentazione”.

Sull’inflazione: “la preoccupazione ovvia per il futuro per un banchiere centrale è che questa resti ancorata. Se guardiamo alle aspettative dei mercati, delle famiglie, delle imprese e degli economisti ci si rende conto che è un po’ al di sopra del 2%. Ma non possiamo darlo per scontato sul futuro. E poi c’e’ un altro elemento, l’evoluzione degli effetti di secondo livello, potremmo cominciare a vedere in Europa, come negli Usa, una dinamica del mercato del lavoro che indica che c’e’ questa spirale dei salari, che non è compatibile con la stabilità dei prezzi e questa sarebbe una cattiva notizia”.

“Il rischio – ha detto De Guindos – è che più durerà l’alta inflazione, più ci sono probabilità di effetti di secondo livello. Quindi dobbiamo esaminare attentamente le aspettative sull’inflazione e l’evoluzione delle richieste salariali in tutta Europa, perchè potrebbe essere una indicazione che l’inflazione è molto più radicata”.

Sul rialzo dei tassi da 75 punti base deciso ieri dalla Federal Reserve statunitense “era piuttosto scontato, perché gli ultimi dati sull’inflazione americana erano elevati. Bisogna sapere che l’inflazione negli Usa è molto forte e se guardiamo alle proiezioni continuerà ad essere elevata. Quindi la politica di bilancio dovrà essere tale da permettere di
frenare la dinamica del mercato”.