Dazi, Cina passa al contrattacco: “Pronti a usare arma delle terre rare”

(Teleborsa) – Nonostante i tentativi di Washington volti a mitigare la tensione e alla ricerca di un dialogo con Pechino dalle pagine del Quotidiano del Popolo, il massimo giornale cinese, arriva un durissimo monito agli Usa. Nella guerra dei dazi che divide le due grandi economie mondiali, Pechino – minaccia il quotidiano – potrebbe sfoderare l’arma delle terre rare.

“Avvertiamo gli Stati Uniti di non sottovalutare la capacità della Cina di salvaguardare i propri diritti e interessi allo sviluppo. Non dite che non vi avevamo avvisato. Senza dubbio, gli Stati Uniti vogliono usare i prodotti fatti dalle terre rare esportate dalla Cina per contrastare e sopprimere lo sviluppo cinese ma il popolo cinese non lo accetterà mai!”, si legge nell’articolo i cui toni sono tra i più duri dall’inizio dell’escalation con gli Usa. “Se qualsiasi Paese volesse usare prodotti fatti con le esportazioni di terre rare cinesi per contenere lo sviluppo della Cina, il popolo cinese non ne sarebbe felice” ha commentato un portavoce della National Development and Reform Commission (Ndrc), l’agenzia di pianificazione economica del governo cinese, secondo quanto ha riportato ieri notte il Global Times.

Già la settimana scorsa, la visita del presidente cinese, Xi Jinping, a uno stabilimento di ricerca e sviluppo di terre rare, materiali fondamentali per la realizzazione di prodotti tecnologici, aveva fatto sorgere l’ipotesi che tale arma potesse essere usata come ritorsione verso gli Usa. Con il 71% della produzione globale nel 2018, Pechino è il primo produttore mondiale di terre rare mentre gli Usa – secondo i dati del triennio 2014-2017 – soddisfano l’80% del fabbisogno proprio grazie all’import dalla Cina.

Potrebbe, dunque, essere questa la leva utilizzata dalla Cina per contrattare un accordo più favorevole con gli Stati Uniti frenando ulteriori ritorsioni da parte di Trump. Se l’ultimo round di dazi Usa, dal 10% al 25%, potrebbe avere un impatto limitato sulle politiche della Cina, un’ulteriore stretta porterebbe, infatti, a una più aggressiva reazione di allentamento. Secondo un recente rapporto di Fitch Ratings la stretta Usa sui 200 miliardi di dollari di import cinese, operativa da luglio, potrebbe costare alla Cina lo 0,5% del Pil. L’agenzia ha stimato una crescita in frenata al 6,1% nel 2019 e nel 2020, a fronte del 6,6% del 2018 e del 6-6,5% ipotizzato da Pechino a marzo.

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