Dati Istat su vendite 2020, segno più solo per il settore alimentare

(Teleborsa) – L’Istat ha certificato nel 2020 una flessione annua del 5,4% per le vendite al dettaglio “fortemente influenzate dall’emergenza sanitaria”, sottolineando una forte eterogeneità dei risultati sia per settore merceologico, sia per forma distributiva. Immediati i commenti delle associazioni di categoria interessate.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, “il balzo scontato e ovvio su novembre non basta nemmeno a recuperare le vendite rispetto ad inizio anno. Nonostante le festività, a dicembre sono ancora inferiori del 4,9% rispetto a febbraio, ultimo mese pre-lockdown, e del 4,1% su gennaio, ultimo mese pre-pandemia, valori che salgano al 10% per le vendite non alimentari. Dona punta il dito sulle misure restrittive di Natale: “hanno affossato definitivamente ogni speranza dei commercianti di poter recuperare in modo consistente le perdite registrate durante quest’anno funesto. Il fatto che il commercio elettronico sia salito del 33,8% su dicembre 2019, dimostra che le famiglie avrebbero potuto spendere di più anche negli altri esercizi commerciali se non ci fosse stato l’ennesimo lockdown”.

«Dopo un 2020 di evidente sofferenza, la distribuzione non alimentare subisce importanti perdite di fatturato anche nelle prime settimane del 2021″, ha affermato Carlo Alberto Buttarelli, Direttore Relazioni con la Filiera e Ufficio Studi di Federdistribuzione. “Oltre a una partenza sottotono dei saldi, continuano a incidere negativamente le chiusure dei Centri Commerciali nei fine settimana, una misura che appare sempre più incomprensibile alla luce della quasi totalità delle regioni italiane in “zona gialla” e che comporta gravi ripercussioni su molte categorie merceologiche del non alimentare”, ha aggiunto.

Segno più invece per il settore alimentare (+3,7%). Coldiretti ha sottolineato la buona performance degli acquisti di cibo low cost, che hanno fatto segnare un balzo del +8,2 % nelle vendite del 2020 rispetto all’anno precedente. “Una situazione che – ha sottolineato l’associazione – ha evidenziato la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni essenziali come cibi e bevande, nel tempo del Covid”. Le vendite degli alimentari nei discount infatti sono quelle che registrano il tasso di crescita più elevato dopo il commercio elettronico che aumenta su base annua del 34,6%.

“Il risultato positivo delle vendite alimentari che riguarda la grande distribuzione (4,4%) e addirittura anche le piccole botteghe (+4,1%) è sostenuto in realtà – ha concluso la Coldiretti – dal crollo dei consumi fuori casa in bar, ristoranti e mense per la preoccupazione del contagio, lo smart working, le preoccupazioni e le chiusure forzate che hanno favorito l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche”.

Una situazione che – sottolinea la Coldiretti – evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano le famiglie italiane che per risparmiare orientano le proprie spese su canali a basso prezzo e su beni essenziali come cibi e bevande, nel tempo del Covid.

Le vendite degli alimentari nei discount infatti – precisa la Coldiretti – sono quelle che registrano il tasso di crescita più elevato dopo il commercio elettronico che aumenta su base annua del 34,6%.

Il risultato positivo delle vendite alimentari che riguarda la grande distribuzione (4,4%) e addirittura anche le piccole botteghe (+4,1%) è sostenuto in realtà – conclude la Coldiretti – dal crollo dei consumi fuori casa in bar, ristoranti e mense per la preoccupazione del contagio, lo smart working, le preoccupazioni e le chiusure forzate che hanno favorito l’acquisto di alimenti da consumare tra le mura domestiche.

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