Dare un’anima all’economia del futuro: la sfida di “The Economy of Francesco”

(Teleborsa) – Ri-animare l’economia nella doppia accezione di ridare un’anima e al tempo stesso guarire un’economia malata, già prima della pandemia dalla quale è stata messa ancor più a dura prova. Questa la sfida alla base di “The Economy of Francesco”, l’evento internazionale lanciato nel 2019 da Papa Francesco, diventato subito punto di riferimento per tantissimi economisti e imprenditori e change makers under 35 provenienti da tutto il mondo chiamati letteralmente a costruire l’economia del futuro, più sostenibile ed inclusiva, dunque, più giusta.

Ancor più oggi, con l’economia mondiale completamente rivoluzionata dallo shock pandemico, che ha di fatto portato ancora più in superficie debolezze e criticità dell’attuale sistema.

Qual è il messaggio che vuole lanciare The economy of Francesco e come, in concreto, può inserirsi in questa “ondata” di cambiamento post Covid che dovrà consegnare alle giovani generazioni un mondo nuovo? Teleborsa lo ha chiesto all’economista Luigino Bruni, direttore scientifico di “The Economy of Francesco”.

“Il XXI secolo sta mostrando che i beni comuni e i beni relazionali non sono gestibili con la logica capitalistica, e se non cambiamo presto e velocemente non faremo altro che distruggerli. I movimenti giovanili che in questi ultimi tempi stanno animando (dando anima) il mondo, dicono, in vari modi, questa stessa cosa. Anche se la dimensione economica di questo variegato movimento giovanile è meno enfatizzata di quella ecologica, la grande sfida del XXI secolo sarà tenerle assieme. Ed è qui che si coglie il senso di Economy of Francesco: un processo avviato per offrire ai giovani – economisti e imprenditori del mondo – una patria ideale (Assisi) da dove partire per trovare un rapporto integrale con l’oikos. Una nuova ecologia è possibile solo insieme a una economia nuova – se l’oikos è uno solo, non è né concepibile né realizzabile una ecologia integrale senza una economia integrale. La pandemia ha reso tutto ciò ancora più evidente facendo emergere con durezza anche i limiti dell’economia attuale. Proprio per attuare un “patto” per “cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani” il Papa nel maggio 2019 aveva lanciato l’idea di Economy of Francesco. Rianimare significa letteralmente “ridare un’anima”, perché ridare l’anima all’economia è uno dei grandi temi del magistero di Francesco. Ma significa anche “rianimare” qualcuno che sta male e – sempre nel pensiero del Papa – l’economia oggi è una “malata” da guarire. Quindi “ri-animare” l’economia è un gioco di parole che significa entrambe le cose: ridare un’anima e curare un’economia malata. Ed è proprio quello che i giovani economisti ed imprenditori di EoF stanno facendo con tutto il loro entusiasmo e il loro impegno. La combinazione fra entusiasmo e impegno è forse la cosa più bella e concreta del lungo lavoro di questi oltre 2 anni, che andrà avanti”

Professore, quando si parla di ricchezza e povertà ci sono dei numeri davvero paradossali. Nei primi due anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo 163 milioni di persone sono cadute in povertà a causa della pandemia. La denuncia è arrivata nelle scorse ore dal rapporto di Oxfam “La pandemia della disuguaglianza”. E’ troppo tardi ormai oppure un mondo più equo e sostenibile è ancora possibile? E come si può concretamente fare economia in modo diverso?

Non solo molti paesi economicamente più poveri peggioreranno ancora la loro situazione, ma anche all’interno dei paesi più ricchi la condizione dei più poveri è già peggiorata e peggiorerà; come in tutte le crisi grandi e lunghe, sono i più poveri (persone e Paesi) a pagare le conseguenze più gravi. Le reazioni devono essere pensate e realizzate a più livelli (in ogni complessità le soluzioni sono sempre molte e non ovvie). I singoli Stati devono – a mio avviso – innanzitutto, rafforzare i sistemi di welfare e i beni pubblici, che invece tendono ad essere ridotti e tagliati in tempo di “vacche magre”, perché la prima ricchezza dei poveri sono i beni pubblici gratuiti e universali. In secondo luogo lo Stato e le istituzioni devono tornare protagonisti: questa pandemia è anche la dimostrazione dell’insufficienza di un capitalismo neoliberista che assegnava al mercato privato quasi tutto e scoraggiava qualsiasi intervento pubblico (da questa crisi usciremo con una politica più forte e con più presenza pubblica in economia e nel sociale). Infine, la società civile (che in realtà, in base al principio di sussidiarietà, sarebbe il primo non il terzo punto) ha un ruolo decisivo: occorre rilanciare un nuovo protagonismo del volontariato nazionale e internazionale, iniziative di solidarietà, attivismo civico, far nascere dal basso imprese, cooperative, associazioni per rispondere ai bisogni vecchi e nuovi, soprattutto al bisogno di lavoro”.

Guardando al programma delle precedenti edizioni risalta l’approccio dialettico decisamente rivoluzionario alle tematiche, cito, ad esempio: management e dono; finanza e umanità; agricoltura e giustizia; energia e povertà; profitto e vocazione; policies for happiness. Il cambiamento passa anche da un nuovo uso del linguaggio?

“Dobbiamo imparare un nuovo lessico economico, che sia adeguato prima a farci comprendere questo mondo e poi offrirci strumenti per poter agire e migliorarlo. Una nuova forma di indigenza collettiva è il non riuscire più a capire la nostra economia e il nostro lavoro. Ma nessun nuovo lessico nasce dal vuoto. Si nutre, vive, cresce delle parole passate, e prepara quelle future. Quindi è sempre provvisorio, parziale e necessariamente incompleto; materiale di lavoro per ragionare e agire. Ci sono parole fondamentali del vivere sociale che devono essere ripensate, e in parte riscritte, se vogliamo che il vivere civile ed economico sia ‘buono’, e possibilmente anche giusto. In questa nostra età stiamo facendo molta cattiva economia anche perché stiamo parlando e pensando male la vita economica e civile. Le parole da ripensare e riscrivere sono molte. Tra queste ci sono senza dubbio: ricchezza, povertà, imprenditore, finanza, lavoro, giustizia, management, distribuzione del reddito, profitto, e molte altre. Un nuovo lessico è necessario anche per capire e quindi rivalutare lo specifico della tradizione economica e civile italiana ed europea. Il XXI secolo sta, infatti, (pericolosamente) diventando il secolo del pensiero economico-sociale unico. Stiamo perdendo troppa biodiversità, ricchezza antropologica, etica, eterogeneità culturale. Ecco allora che si aprono nuove sfide. Questo il motivo della scelta dei temi proposti in EoF attorno a cui i giovani economisti e imprenditori del mondo si sono ritrovati a lavorare: parole in tensione che rappresentano le sfide a cui oggi siamo chiamati, sfide decisive per la qualità della vita nostra presente e futura”.

L’appuntamento – il terzo – è per il 22-24 settembre ad Assisi con i giovani, ancora una volta, impegnati nella creazione di nuovi modelli e paradigmi economici. Come sottolinea Padre Enzo Fortunato, responsabile della comunicazione di The Economy of Francesco, che cita alcuni esempi concreti di economia virtuosa. “Penso, ad esempio, ai ragazzi di Verona che raccolgono tutti gli scarti di stoffe e di vestiti per farne vestiti nuovi e stanno diventando leader, quasi equiparati a grandi case di moda sotto il segno di un’economia diversa dove il rispetto per l’ambiente è completamente ottemperato. Mi piace poi citare il Portogallo dove alcuni giovani hanno avuto l’intuizione geniale di affidarsi ai clochard per organizzare le visite delle città, questo vuol dire che siamo dinanzi a una nuova prospettiva. I giovani che partecipano ad EoF vengono dalle principali università del mondo, sono giovani talentuosi e stanno mettendo in atto già una nuova economia. Il cambiamento – silenzioso ma molto efficace – è già in atto”.