Cybersicurezza, stretta del Governo su Huawei: “golden power” sui piani annuali di Tim e Vodafone

(Teleborsa) – Il governo Draghi ha esercitato il “golden power”, cioè i poteri speciali, in riferimento ai piani annuali dei contratti di Tim e Vodafone, i due principali operatori di telecomunicazioni in Italia. Secondo quanto ha riportato il Sole 24 Ore che afferma di aver visionato i dettagli dei provvedimenti approvati dal Consiglio dei Ministri del 28 settembre, è stata quindi definita la progressiva uscita di scena del fornitore cinese Huawei, in considerazione di potenziali rischi per la cybersicurezza.

I piani di Tim e Vodafone per il biennio 2022-2023 sono stati approvati ma con l’obbligo di seguire una serie di prescrizioni. Le istruttorie, completate dagli uffici di Palazzo Chigi dopo il lavoro di preparazione del ministero dello Sviluppo economico, hanno richiesto anche la collaborazione dell’Agenzia per la cybersicurezza e hanno coinvolto i due operatori con delle audizioni, spiega il quotidiano economico. I piani annuali sono stati introdotti dal “decreto Ucraina” dello scorso marzo. Si tratta di un modo per avere sotto controllo non un singolo contratto ma l’evoluzione sul medio termine dello sviluppo della tecnologia.

Per quel che riguarda Tim, il piano prevede per la parte Core della rete (il “cervello” dell’infrastruttura che connette le parti di accesso) l’utilizzo al 100% di apparati della società svedese Ericsson, mentre per l’implementazione di reti private dedicate c’è in campo l’italiana Athonet. La sezione di accesso della rete (Ran radio access network), allo stato attuale il parco fornitori vede Ericsson al 53%, la finlandese Nokia al 27% e Huawei al 20%: su questo punto Tim ha già avviato un processo di dismissione degli apparati Huawei che vedrà salire, si assicura nel piano annuale, Ericsson al 70% e Nokia al 30%. L’autorizzazione è stata comunque condizionata all’obbligo per Tim di predisporre un’analisi del rischio da allegare alla firma dei contratti con i clienti che vogliono realizzare reti private individuando misure di sicurezza informatica per la mitigazione dei rischi.

Più complesso il discorso per quanto riguarda l’attività in Italia del gruppo inglese Vodafone, soprattutto per parte Ran della rete. Huawei e Nokia si dividono praticamente a metà il numero di apparati (Centro-Sud nel primo caso e Nord nel secondo), uno schema che non sembra destinato a cambiare anche alla luce di nuovi contratti previsti nel piano annuale esaminato. L’ok del consiglio dei ministri è comunque arrivato ma con la condizione che l’operatore realizzi un drastico riequilibrio del peso di fornitori extra-Ue a vantaggio di quelli europei nella componente radio della rete. Questo, però, non significa solo un programma dettagliato di diversificazione dei futuri contratti ma anche l’obbligo di sostituire gradualmente gli apparati cinesi già installati con quelli di società Ue una volta che giungono al termine del ciclo di vita utile, che secondo i tecnici dell’esecutivo non può comunque essere superiore a sei anni.

Infine, il consiglio dei ministri del 28 settembre ha dato il via libera anche al piano annuale di Inwit, la società delle torri tlc che raggruppa questo segmento di infrastruttura di Tim e Vodafone.