Crypto, cresce il contagio. Dopo FTX anche BlockFi in bancarotta

(Teleborsa) – BlockFi, fino a qualche mese fa una delle più accreditate piattaforme dove depositare cripto in cambio di interessi, ha avviato le procedure per dichiarare fallimento negli Stati Uniti, il cosiddetto Chapter 11. La mossa arriva a poche settimane dal caso FTX, exchange di criptovalute costretto anch’esso a entrare nel Chapter 11, e aumenta le possibilità di contagio all’interno del mondo delle criptovalute.

BlockFi ha dichiarato che utilizzerà il processo del Chapter 11 per “concentrarsi sul recupero di tutti gli obblighi dovuti a BlockFi dalle sue controparti, tra cui FTX e le entità aziendali associate”, aggiungendo che è probabile che i recuperi vengano ritardati dal fallimento di FTX. Il Chapter 11 consente a un’azienda di continuare a operare mentre elabora un piano per rimborsare i creditori.

I documenti per la proceduta, depositati nel New Jersey, elencano le attività e le passività di BlockFi tra 1 e 10 miliardi di dollari. Inoltre, la società ha dichiarato di avere circa 257 milioni di dollari in contanti e di stare avviando un “piano interno per ridurre considerevolmente le spese, compresi i costi del lavoro”.

La “spirale della morte” di FTX, come ha affermato il consigliere di BlockFi Mark Renzi, si in sostanza diffusa a un’altra importante entità del mondo crypto. Secondo Renzi, l’esposizione a due successivi fallimenti di hedge fund, il salvataggio di FTX e la più ampia incertezza del mercato hanno contribuito a far fallire BlockFi. L’esperto ha sottolineato che, dal suo punto di vista, BlockFi non “affronta la miriade di problemi che apparentemente deve affrontare FTX”.

Il creditore più grande che emerge dai documenti del Chapter 11 è Ankura trust company, con un’esposizione di 729 milioni di dollari. Seguono, nell’ordine FTX – con una linea di credito di 275 milioni di dollari – e la SEC (l’equivalente statunitense della Consob) con 30 milioni di dollari.

(Foto: Kanchanara on Unsplash)