Crusca contro i neologismi inglesi: no a “bail in”, “hot spots” e “voluntary disclosure”

(Teleborsa) – Perché usare il termine “bail in” per indicare il salvataggio di una banca in difficoltà attraverso l’uso forzoso di risorse dei clienti della stessa banca? Meglio il più chiaro “salvataggio interno”.

L’invito arriva da Incipit, il Gruppo dell’Accademia della Crusca che si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi “incipienti” che ieri ha invitato gli operatori finanziari e i responsabili dell’informazione a evitare, nell’uso e nelle comunicazioni con il largo pubblico, l’espressione tecnica inglese (peraltro derivata dallo slang) “bail in”, sostituendolo con “salvataggio interno”.

Gli istituti bancari, rileva Incipit, hanno inviato ai correntisti spiegazioni della novità, che riguarda direttamente chi ha investito o depositato il proprio denaro. “In molti casi però, come abbiamo potuto verificare, le spiegazioni erano esageratamente lunghe, oscure e verbose: il termine inglese era in bell’evidenza in questi comunicati, mentre la traduzione italiana, se c’era, risultava difficile da individuare, benché sicuramente necessaria per comprendere davvero la sostanza dell’avviso”, si legge in una nota.

Nota preceduta da altre contenenti consigli simili, come ad esempio quello di sostituire l’espressione “smart working” con “lavoro agile” e “voluntary disclosure” con “collaborazione volontaria”.

Un mese prima aveva invece preso posizione contro l’uso del termine “Hot spots” per indicare i futuri Centri di identificazione dei migranti che entrano nell’Unione Europea, invitando ad adoperare il corrispondente italiano.

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