Crollo Ponte Morandi, Regione Liguria e CdP preparano misure a sostegno di Genova

(Teleborsa) – Sarà firmato “entro 15 giorni un protocollo d’intesa tra Regione Liguria, Comune di Genova e Cassa Depositi e Prestiti con l’individuazione di una articolata serie di misure a sostegno delle infrastrutture, della mobilità, delle imprese e dei cittadini di Genova per far fronte all’emergenza determinata dal crollo del ponte Morandi“. È quanto emerso durante la riunione che si è svolta oggi 23 agosto presso la Regione Liguria per permettere a che la città, messa in ginocchio dalla tragedia, possa rialzarsi. Anche Autostrade, oggi 23 agosto ha versato i contributi alle prime 25 famiglie coinvolte nell’emergenza.

La riunione ha visto la partecipazione del presidente e commissario delegato per l’emergenza Giovanni Toti, del sindaco Marco Bucci e dell’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo.

I contenuti del protocollo verranno puntualmente definiti dal tavolo che si è riunito oggi 23 agosto e concluderà il suo lavoro in due settimane. “Stiamo lavorando – affermano il Presidente Toti e il sindaco Bucci – per trasformare questa immane tragedia in una grande opportunità di cambiamento e modernizzazione di questa città come promesso. Dentro Cassa Depositi e Prestiti ci sono possibilità finanziarie e tecnologiche di grande qualità e rilevanza di cui potranno usufruire Regione e Comune per tutti i piani di sviluppo della città”. 

Intanto le indagini sul crollo vanno avanti per accertare responsabilità. Gli ultimi rilevamenti sui resti del Ponte crollato parlano chiaro: non si può aspettare oltre. Quel che resta in piedi in particolare la parte del moncone est deve essere abbattuto o messa in sicurezza al più presto. Lo ha reso noto la Commissione ispettiva istituita dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture guidata dall’architetto Roberto Ferrazza. Urge avviare gli interventi necessari, e nel momento in cui l’abbattimento diventerà ufficiale, verrà chiesto alla Procura di procedere con il dissequestro dei monconi per permetterne l’abbattimento, visto che i due tronconi est ed ovest sono posti sotto sequestro.

Il presidente della Liguria, Giovanni Toti ha sottolineato l’urgenza di “decisioni e determinazioni già nelle prossime ore”. Per Toti, “occorre sicuramente demolire il moncone nei tempi più brevi possibili, uno per garantire sicurezza anche se oggi l’area è evidentemente sgomberata e dunque nessun essere umano corre alcun rischio, due perché senza la demolizione non riparte la ricostruzione”.

Ma come? Tra le ipotesi spunta quelle delle cariche esplosive per radere al suolo quel che resta di una struttura pericolante. Questo, se fosse confermato, comporterebbe l’abbattimento e la perdita di una decina di condomini sottostanti. Dunque i genovesi che abitavano sotto il Ponte Morandi, non tornerebbero nelle loro case, se non accompagnati dai vigili del fuoco un’ultima volta, per prendere i loro effetti personali. Stessa sorte sull’altra sponda del torrente Polcevera, dove c’è luna vasta area industriale. Fabbriche anche importanti si dovranno preparare a spostare la nuova sede. Certo, a questo punto, ci sarebbe l’esproprio e scatterebbero gli indennizzi e con il tempo, forse per gli sfollati si dovrebbero avere soluzioni abitative migliori di quelle in cui vivevano. Ma per ora il futuro rimane quanto mai incerto.

Intanto, dalle indagini emerge che non è stato emesso ancora alcun avviso di garanzia. Lo ha detto il procuratore Francesco Cozzi in una conferenza stampa. “Ho letto sulla stampa che 10-12 persone sarebbero state iscritte nel registro degli indagati: questo non corrisponde al vero”, ha affermato. “E’ già stata acquisita documentazione molto rilevante presso la direzione di Autostrade in varie località e ulteriori acquisizioni verranno decise”.

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