Crisi Governo, si arena l’iter del taglio dei parlamentari

(Teleborsa) – Mancava ancora il quarto e ultimo passaggio parlamentare ma, travolto dalla crisi, il ddl costituzionale su taglio dei parlamentari, votato per la prima volta al Senato il 10 ottobre 2018, sembra destinato a sfumare. Con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte l’iter della riforma si è arenato e, in caso di elezioni anticipate, la legge è destinata a saltare del tutto in quanto il passaggio da una legislatura all’altra cancella le leggi lasciate in sospeso. A quel punto la legge dovrebbe essere presentata di nuovo per iniziare una seconda volta l’iter della sua approvazione.

Previsto inizialmente per il prossimo 9 settembre alla Camera, con un decisione presa la scorsa settimana – quando già era stata fissata la data della sfiducia a Conte – l’ultimo voto era stato anticipato a domani, 22 agosto. Una mossa bizzarra – dal momento che, per essere votata, una legge, costituzionale per giunta, necessita di un rapporto fiduciario in essere tra Governo e Parlamento e quando un governo si dimette i lavori parlamentari vengono limitati se non completamente bloccati – ma non casuale. “Se volete tagliamo i parlamentari e poi andiamo a votare. Ci siamo anche per fare una manovra economica coraggiosa e tagliare le tasse a milioni di italiani” ha affermato ieri durante il suo discorso Matteo Salvini aprendo a un nuovo governo ponte pre-elettorale con i Cinque stelle dai quali, tuttavia, in attesa dei prossimi sviluppi, ha ricevuto un secco “no”.

Allo stato attuale, dunque, se si dovesse giungere a un accordo per far proseguire la legislatura, a votare la riforma potrebbe essere solo una nuova maggioranza Pd-M5s con l’eventualità, tuttavia, che il nuovo alleato chieda delle modifiche al testo e la legge costituzionale debba ricominciare il suo iter (i democratici sono contrari a un taglio secco dei parlamentari senza un superamento del bicameralismo perfetto).

Fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle la sforbiciata delle poltrone prevedeva una riduzione di 230 deputati (da 630 a 400) e di 115 senatori (315 a 200) e, secondo quanto stimato dai promotori, “risparmi per 100 milioni di euro all’anno, 300mila euro al giorno”.

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