Crisi governo, domani al via le consultazioni al Quirinale. Pd apre a Iv

(Teleborsa) – Con le consultazioni che inizieranno nel pomeriggio di domani, mercoledì 27 gennaio, dopo la celebrazione mattutina del “Giorno della Memoria” al Quirinale l’Italia si avvia a individuare la strada che traghetterà il Paese fuori dalla crisi di governo. Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella chiamerà al Colle i partiti per capire se vi siano i margini per un nuovo esecutivo, con numeri solidi e un programma chiaro, ma sempre guidato dall’ex premier. Si partirà alle 17 con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, seguita, alle 18, dal presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico, per terminare venerdì 29 alle 17 con la convocazione dei Gruppi Parlamentari del Movimento 5 Stelle. Una tre giorni che sarà dominata dalla caccia ai “volenterosi”.

LA POSIZIONE DEI MERCATI – La crisi, formalizzata questa mattina con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, tuttavia non scuote i mercati. L’ipotesi di elezioni anticipate – ovvero quella meno gradita agli investitori che temono la formazione di un governo a trazione leghista, meno allineato all’establishment dell’Unione europea – continua, infatti a essere considerata improbabile dai mercati. Gli analisti, da Mediobanca a Equita, puntano su un Conte-Ter o comunque un governo allargato ai centristi. In caso di ritorno alle urne, aveva avvertito nei gironi scorsi Morgan Stanley, è “abbastanza probabile”, il successo del centrodestra guidato da Salvini, con il rischio di “tensioni con l’Ue che potrebbero complicare l’implementazione del Recovery Fund” da cui l’Italia si attende risorse pari al 10% del Pil nei prossimi 5 anni. E proprio la capacità di attingere rapidamente alle risorse del Next generation Ue resta cruciale per i mercati. “Se l’Italia dovesse fallire ad usare i fondi per rilanciare la crescita il suo rating sarebbe sottoposto a pressioni al ribasso, ha avvertito Fitch, secondo cui evitare il ritorno al voto, non basta. “L’avvento di un governo sostanzialmente più debole o una persistente incertezza politica potrebbe danneggiare le prospettive di crescita e aumentare il rischio di ritardi nell’erogazione dei fondi Ue, inestricabilmente connessi a un’efficace strategia di crescita post-pandemica”.

GLI SCHIERAMENTI – Centrale rimane la posizione di Italia viva e del suo leader Matteo Renzi. L’ex sottosegretario Ivan Scalfarotto ha annunciato che “Iv quando andrà a colloquio con Mattarella non farà un nome”. Renzi, dal canto suo, ha assicurato che il partito andrà al Quirinale “senza pregiudizi” con la priorità di “aiutare i cittadini a uscire da questa fase di stallo e di difficoltà non solo economica. Per Renzi il nodo centrale rimane il Recovery Plan. “Il Recovery Plan – afferma – è l’ultima occasione: va colta adesso. Per il momento non è all’altezza delle nostre aspettative e soprattutto dei bisogni dell’Italia”. Il leader di Iv punta a “un governo serio, di legislatura, che dia risposte concrete e non evasive alle sfide drammatiche della pandemia e assicuri la ripresa. Un governo europeista non a parole, ma nei fatti: capace di concretizzare in progetti il gigantesco sforzo del Next Generation EU. Con un documento serio, scritto bene, concreto”. Il Pd, che domani riunirà alle 14 la Direzione, ribadisce che il nome di Conte è “imprescindibile” e fa un passo verso Italia Viva assicurando di non avere “alcun veto nei confronti di nessuno”, e dunque neanche di Renzi. Rimane, invece, sulle sue posizioni il centrodestra che chiude la porta al Conte ter e annuncia che al Colle salirà unito. Rimangono, tuttavia, le differenze con FI che continua a dirsi disponibile a un governo di unità nazionale mentre FdI punta sulle elezioni e la Lega dice no a “esecutivi pasticciati”.

IL MESSAGGIO DI CONTE – “Il Paese – ha sottolineato Conte con un messaggio diffuso in serata – sta attraversando un momento davvero molto difficile. Da ormai un anno stiamo attraversando una fase di vera e propria emergenza. Le diffuse sofferenze dei cittadini, il profondo disagio sociale e le difficoltà economiche richiedono una prospettiva chiara e un governo che abbia una maggioranza più ampia e sicura. È il momento, dunque, che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica. Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale. Serve un’alleanza, nelle forme in cui si potrà diversamente realizzare, di chiara lealtà europeista, in grado di attuare le decisioni che premono, per approvare una riforma elettorale di stampo proporzionale e le riforme istituzionali e costituzionali, come la sfiducia costruttiva, che garantiscano il pluralismo della rappresentanza unitamente a una maggiore stabilità del sistema politico”. Conte ha affermato che anche in queste ore continuerà a svolgere gli affari correnti fino all’insediamento del nuovo governo. “Continuerò a svolgere il mio servizio al Paese, – ha assicurato – con senso di responsabilità e con profondo impegno. Sono queste le caratteristiche che hanno caratterizzato il mio operato, quello dell’intero governo e delle forze di maggioranza che ci hanno sostenuto, anche quando i risultati raggiunti e le risposte date non sono apparsi all’altezza delle aspettative dei cittadini”.

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