Crisi governo, Conte: senza numeri si va a casa

(Teleborsa) – “Certo c’è un problema di numeri: se non ci sono il governo va a casa, non va avanti”. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha replicato al dibattito sulle comunicazioni difendendo l’operato dell’esecutivo e non lasciando molto spazio ad una riconciliazione con Italia Viva.

“Molte osservazioni hanno riguardato il nostro calo del PIL e la consistenza dei ristori. Non corrisponde affatto al vero che l’Italia sia prima per caduta più forte del PIL – ha risposto Conte a chi ha posto l’inadeguatezza del governo nel dare risposte alla crisi – Nonostante siamo stati colpiti per primi dalla pandemia nei primi tre trimestre del 2020 il calo tendenziale del PIL è stato lo stesso che in Francia, inferiore alla Spagna e al Regno Unito”. E ha aggiunto: “Si è detto che abbiamo dato meno ristori di altri Paesi? È un’affermazione destituita di fondamento. Grazie a quella rete di protezione il PIL è calato meno del previsto ed è stato compensato anche il deficit“.

Giuseppe Conte ha richiamato l’impegno dell’esecutivo sul fronte della giustizia – “è chiaro che sulla giustizia abbiamo una delle riforme strutturali che ci attende” – e sulla lotta alla mafia – “parliamo in questi giorni tanto di Coronavirus: c’è un virus forse peggiore, rimane il virus della mafia. La difesa della legalità è ragione ontologica del governo, è nel nostro DNA” – anche ricordando Paolo Borsellino, nato il 19 gennaio 1940, a cui l’Aula ha tributato un lungo applauso. Il presidente del Consiglio ha chiesto di tenere la contabilità dei decessi da Covid-19 fuori dalla contesa politica.

Infine, la risposta a Italia Viva. “Renzi ha ricostruito le ragioni del discutere la fiducia oggi. A me però non sembra che quando abbiamo trattato dei temi concreti non si sia trovata una soluzione. Il Recovery Plan non è stato elaborato in qualche oscura cantina di Palazzo Chigi ma in incontri bilaterali con tutti i ministri, anche quelli di Iv – ha replicato Conte – La bozza, che avete voluto distruggere anche mediaticamente, era frutto di un primo confronto a livello bilaterale con i ministri”.

L’accusa lanciata dal presidente del Consiglio è stata quella di aver bloccato per 40 giorni il Recovery – “avremmo potuto incontrarci e in una ventina di giorni dare al Parlamento una versione aggiornata che è stata migliorata anche grazie al vostro contributo, ma grazie a tutte le forze di maggioranza e nessuno può avere la pretesa della verità nelle soluzioni più proficue per il Paese” – e di aver abbandonato la via del dialogo: “avete scelto la strada dell’aggressione e degli attacchi mediatici, avete cominciato a parlare fuori e non dentro. La rispettiamo, ma possiamo dire che forse non è la scelta migliore negli interessi del Paese?”.

Giuseppe Conte ha infine posto la questione di fiducia.

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