Un’altra violenta crisi finanziaria ci colpirà: ecco a voi il “cigno verde”

Un evento catastrofico, inatteso, causato dai cambiamenti climatici, sarebbe pronto a devastare i nostri mercati finanziari

Attenzione alla prossima crisi finanziaria, perché potrebbe essere davvero devastante. E imprevedibile. Un terribile “cigno verde” potrebbe letteralmente divorarci.

Ricordate il “cigno nero” teorizzato dall’economista Nassim Taleb, che, solo a evocarlo, fa tremare i polsi ai mercati finanziari? Un evento non previsto, con effetti incredibilmente rilevanti e che solo a posteriori viene razionalizzato e giudicato prevedibile.

Ne abbiamo già passati tanti: la crisi dei mercati asiatici del ’97, la bolla di Internet del 2000, lo shock finanziario post attacco terroristico dell’11 settembre, il tracollo mondiale del 2008. E ancora: la crisi del debito sovrano in Europa nel 2009, il disastro nucleare di Fukushima nel 2011, la crisi petrolifera del 2014, il lunedì nero cinese del 2015, l’annuncio della Brexit nel 2016, ad esempio.

Cos’è il “cigno verde”

Ebbene, ora saremmo di fronte al “cigno verde”, un evento catastrofico, inatteso, pronto a devastare i nostri mercati finanziari e determinato questa volta dal climate change. Il cambiamento climatico potrebbe dunque innescare effetti drammatici, con ripercussioni potentissime sul sistema finanziario, e sulle nostre vite.

A sostenerlo, curiosamente, non è qualche teorico delle catastrofi finanziarie, complottista o anti-sistema, bensì la BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali, in un report dal titolo provvidenziale: “Il cigno verde – Banca centrale e stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici” (qui trovate il report completo).

I cambiamenti climatici rappresentano una sfida senza precedenti per la governance dei sistemi socioeconomici. Per anni abbiamo ascoltato i massimi esperti parlare delle potenziali conseguenze economiche, dei rischi fisici e di transizione legati ai cambiamenti climatici, ma le implicazioni strettamente finanziarie del cambiamento climatico sono state ampiamente ignorate.

Il numero di eventi meteorologici estremi è addirittura quadruplicato negli ultimi 40 anni. Solo il 44% delle perdite finanziarie causate da questo tipo di eventi sono ora coperte negli Stati Uniti. In Asia solo l’8% e in Africa il 3.

Una nuova crisi ci attende?

La BRI, potente istituzione con sede a Basilea, nel suo report avverte che i cambiamenti climatici potrebbero scatenare “eventi potenzialmente estremamente distruttivi dal punto di vista finanziario”, e potrebbero innescare la prossima crisi finanziaria globale.

“Penso che potremmo essere sull’orlo di osservare qualcosa che potrebbe precedere la prossima crisi finanziaria sistemica”, ha dichiarato Luiz Awazu Pereira Da Silva, uno dei principali autori del documento.

Negli ultimi anni, le banche centrali e le autorità di vigilanza hanno riconosciuto sempre più che il cambiamento climatico è causa di importanti rischi finanziari sistemici. Soprattutto per come siamo messi ora, e cioè in assenza di politiche climatiche coordinate, lungimiranti e ambiziose.

Banche centrali inadeguate

Se iniziassero a manifestarsi gli scenari climatici più estremi, alle banche centrali, avendo svolto un ruolo vitale nella crisi finanziaria, potrebbe essere chiesto di intervenire come “soccorritori climatici di ultima istanza”. Ma la situazione diventerebbe pressoché insostenibile, dato che i flussi monetari e finanziari non sarebbero in grado di contrastare gli impatti irreversibili dei cambiamenti climatici.

In altre parole, una nuova crisi finanziaria globale innescata dal cambiamento climatico renderebbe le banche centrali e finanziarie supervisori impotenti. L’attuale normativa basata sui requisiti patrimoniali per le banche non sarebbe in grado di mitigare l’effetto catastrofico dei cambiamenti climatici sul sistema finanziario.

Cosa fare

Ora, per contenere la ricaduta, la BRI sta sollecitando il coordinamento globale tra banche centrali, autorità di controllo e governi, arroccati a modelli di valutazione del rischio ormai anacronistici, non idonei a misurare le conseguenze di vasta portata del climate change.

Il capo della Banca centrale nazionale francese, Francois Villeroy de Galhau, ha detto che i cambiamenti climatici devono essere parte di tutti i modelli economici e di previsione. Sono dunque necessari nuovi mix di politiche che coinvolgono governi, banche centrali e requisiti prudenziali o patrimoniali. Ma ciò richiede appunto un coordinamento internazionale senza precedenti, in un momento in cui il quadro globale per la finanza è “gravemente compromesso”.

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