Crisi energetica, Confcommercio: “allarme rosso” per le imprese del terziario di mercato

(Teleborsa) – Le imprese del terziario, ANCC-COOP, ANCD-Conad, Confcommercio, e Federdistribuzione, si sono ritrovate a Roma nella sede di Confcommercio per fare il punto sulla crescita inarrestabile del costo dell’energia che si sta abbattendo sulle imprese del terziario di mercato, dei servizi e della distribuzione moderna con aumenti delle bollette e dei costi di gestione non più sostenibili. “Uno scenario che – si legge in una nota –, in assenza di nuove e ulteriori misure di contrasto e sostegno, mette seriamente a rischio la prosecuzione dell’attività di tantissime imprese nei prossimi mesi come sottolineato proprio da Confcommercio in un recente appello a governo e forze politiche. Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche un documento con le richieste e le proposte delle imprese”.

Confcommercio ha invitato tutti gli esercenti a spegnere le luci delle loro attività a partire dalle ore 12:00 per 15 minuti per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica rispetto al tema in questione.

Per contrastare questi effetti ed evitare il rischio chiusura delle imprese, Confcommercio, ANCC-Coop, ANCD-Conad e Federdistribuzione hanno condiviso anche una serie di proposte al Governo e al Parlamento da attuare con urgenza: incremento del credito d’imposta per il caro energia elettrica dal 15% al 50% nel caso di aumenti del costo dell’energia superiori al 100%, misura che andrà estesa anche all’ultimo trimestre dell’anno; ampliamento dell’orizzonte temporale per la rateizzazione delle bollette almeno fino a dicembre 2022;
incremento fino al 90% della copertura offerta dal Fondo di garanzia per le PMI anche per i finanziamenti richiesti dalle imprese per far fronte alle esigenze di liquidità determinate dall’aumento del prezzo dell’energia elettrica.

Intervenendo in conferenza stampa, il vicepresidente vicario di Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, ha sottolineato che ci sono “intere filiere, dall’alimentare ai trasporti, che stavano provando a ripartire dopo le difficoltà causate dalla pandemia si trovano a fronteggiare un aumento dei costi energetici che abbatte qualsiasi possibilità di ripresa della marginalità. Il numero delle imprese che rischiano la chiusura è di 120mila con 370mila posti. Il secondo rischio è quello di un calo dei consumi che si trascina con sè l’impossibilità di gestione del debito pubblico. Per questo chiediamo interventi di natura emergenziale oltre a misure strutturali”.

Secondo Stoppani, “si è arrivati a questa situazione perché ci sono stati eventi imprevedibili. Sicuramente serve più Europa che fissi un tetto al prezzo del gas, ma serve anche più Italia che porti avanti una politica energetica che punti sulle rinnovabili”. “Uno dei rischi del caro bollette – ha detto ancora Stoppani – è il calo dei consumi: quindi addio ai sogni di crescita, che è indispensabile per avere credibilità sui mercati finanziari”.