Crisi di Governo, cos’è il “Patto alla tedesca” e perché potrebbe essere decisivo

A lanciare l'ipotesi di un "contratto alla tedesca" tra M5s e Pd è stato l'ex ministro Graziano Delrio

Tra le tante ipotesi su come risolvere la crisi di governo che sta attraversando la politica italiana, è rispuntata quella del “contratto alla tedesca“. A farne menzione è stato Graziano Delrio, il capogruppo del Pd alla Camera.

L’ex ministro renziano delle infrastrutture e dei trasporti non ha escluso che un dialogo tra Pd e il M5s potrebbe portare a un proficuo ‘patto alla tedesca’ in stile Cdu e Spd, tagliando fuori Salvini e il partito leghista dall’esecutivo.

Ma che cosa prevede un simile contratto? E perché si dice “alla tedesca”? In Germania tale formula (Koalitionsvertrag) ha radici lontane visto che esiste dal 1961. La sua ultima attuazione c’è stata nel marzo del 2018, quando, dopo mesi di negoziazioni, si è giunti alla formazione della grande coalizione tra Cdu, Csu e Spd, che ha sostenuto il quarto governo di Angela Merkel.

La trattativa tra le forze politiche tedesche in causa ha partorito un contratto che nella versione definitiva contava 177 pagine, in cui si descrivevano nel dettaglio le misure condivise da attuare e le relative coperture per portarle a termine. Per stilare il documento ci sono voluti circa quattro mesi e il lavoro di 18 commissioni e di quasi 100 esperti.

Inoltre, una volta completata la redazione, il “contratto” è stato sottoposto alla fiducia del Bundestag, il parlamento federale tedesco. L’Spd lo ha anche posto all’attenzione dei suoi 463.723 iscritti, di cui il 66% ha espresso un voto favorevole.

Quello che ha auspicato Graziano Delrio è una sorta di patto alla tedesca in versione italiana tra M5s e Pd. Finora la proposta ha trovato ammiratori e detrattori, sia nel suo partito sia in quello capeggiato da Luigi Di Maio.

Se dovesse prevalere la visione di Delrio nelle due forze politiche, si avvicinerebbe l’ipotesi di un esecutivo a tinte giallo-rosse. Anche perché pian piano sta tramontando la prospettiva di un ricongiungimento tra Lega e Cinque Stelle, dopo che questi ultimi, con una nota ufficiale, hanno definito Salvini “inaffidabile”.

D’altra parte lo stesso governo a trazione pentastellata e leghista è nato proprio sotto il segno di un contratto condiviso. Gli osservatori hanno però notato che, rispetto al documento tedesco, quello giallo-verde era molto ridotto e quindi meno dettagliato (57 pagine contro le 177 dei tedeschi).

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