Crisi dell’acciaio, la Gran Bretagna chiama e l’Europa risponde

(Teleborsa) – La Gran Bretagna chiede aiuto all’Unione Europea, reclamando la necessità di una riunione urgente dei ministri europei dell’economia, che si terrà oggi a Bruxelles, per discutere della crisi del settore siderurgico che, nel Regno Unito, ha visto 4.000 impiegati lasciare il lavoro nel solo mese di ottobre.

L’industria siderurgica sta chiedendo un’azione più incisiva contro le importazioni a basso costo di acciaio cinese, che ha generato un calo generalizzato dei prezzi a livello mondiale ed incute paura sulle prospettive future dell’intero settore.

Della stessa idea sono anche i “siderurgici” di Francia e Belgio, che hanno inscenato una protesta a Bruxelles, dove si terrà l’incontro, in opposizione alla raffica di licenziamenti che sta colpendo le imprese del settore.

“Gli Stati Uniti, così come altri paesi, hanno già trasferito le produzioni per contrastare le importazioni cinesi a basso costo, distorsive dei prezzi di mercato ed è ora che anche l’Unione europea faccia lo stesso”, ha dichiarato Gareth Stace, direttore UK Steel, un’associazione lobbistica promotrice di iniziative a favore dell’industria britannica dell’acciaio.

“Il Regno Unito deve cogliere l’attimo e dare una rapida risposta a Bruxelles, se vogliamo evitare problemi su larga scala per i produttori di acciaio sia in Gran Bretagna che in tutto il continente europeo.”

L’industria europea dell’acciaio è stata anche penalizzata dagli alti prezzi dell’energia elettrica, che hanno ulteriormente appesantito gli effetti della flessione dei prezzi nel corso dell’ultimo anno, come si può evincere dall’Orbis Steel Index, set di indici del settore siderurgico messi a punto da Steel Orbis per monitorare i prezzi delle varie componenti dell’industria siderurgica, dalle materie prime necessarie alla produzione dell’acciaio fino ai semplici rottami.

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