Crisi ad alta velocità. Braccio di ferro ad oltranza sulla TAV

(Teleborsa) – Continua lo stress test sui due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Sulla Torino-Lione si sta consumando, infatti, lo scontro più duro dalla nascita del Governo giallo-verde. Nel frattempo, il premier Giuseppe Conte cerca di esorcizzare i toni tranchant utilizzati negli ultimi giorni dai due ministri, e non solo, ma già si parla di tornare alle urne.

Tornare alle urne in caso di caduta del Governo? Io penso di sì. C’è una maggioranza parlamentare che non è unita su nulla e l’Italia sta pagando un prezzo enorme“. Così il segretario del Pd e Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, durante una conferenza stampa alla WeGil di largo Ascianghi, a Roma. “Credo che veramente stiamo entrando nel tempo della irresponsabilità“.

Sul TAV “non c’è da aprire la crisi, è già aperta“, avverte il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni, esponente M5S molto vicino al vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo alla presentazione alla Camera del libro “Il sentiero stretto… e oltre” dell’ex Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. E già circolano “voci” di scioglimento anticipato della Camere e di voto il 26 maggio, insieme a quello per le “Europee”.

Alla crisi evocata poche ore prima da Buffagni il premier Giuseppe Conte risponde fingendo di non capire: “Crisi? Crisi? Ma quale crisi? Io continuo a lavorare”, esorcizza il primo ministro durante un incontro con i cittadini genovesi dell’aerea adiacente alla zona rossa di Ponte Morandi.

Al capo del Governo replica il ministro leghista dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio: “Stiamo andando bene con vari progetti e non penso che la TAV possa mettere in crisi un governo. Ormai per gli italiani questa cosa della TAV sembra la diatriba su Mazzola e Rivera o su Coppi e Bartali. Oltre alla problematica della TAV l’Italia ha bisogno di vere infrastrutture”.

Sulla TAV prende posizione il Presidente della Camera, Roberto Fico che si schiera con Di Maio: “Il no alla Tav non è un atto ideologico, ma una battaglia identitaria del Movimento Cinque Stelle. E quindi comprendo bene la durezza”.

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