Criptovalute, FMI: mancano pratiche operative e governance adeguate, rischi restano “consistenti”

(Teleborsa) – Nonostante un mercato dal valore equivalente a 2mila miliardi di dollari mancano pratiche operative e di governance adeguate. È l’avvertimento lanciato da un’analisi pubblicata dal Fondo Monetario Internazionale in parallelo al capitolo II del Global Financial Stability Report sulle criptovalute. Un valore che in due anni si è decuplicato mentre intorno a questi asset “sta proliferando un intero ecosistema” collegato, con “piattaforme di scambio, portafogli, cercatori (miners)” a cui si aggiungono emittenti di stablecoin.

Gli autori dell’analisiDimitris Drakopoulos, esperto di analisi della divisione monetaria e mercati dei capitali del FMI, Fabio Natalucci, vicedirettore della stessa divisione, e Evan Papageorgiou, vicedirettore della divisione Global Markets Monitoring & Analysis del FMI – hanno rilevato come le piattaforme di scambio di cripto asset abbiano assistito a fasi di crolli rilevanti durante i periodi di volatilità e turbolenza dei mercati, oltre che a numerosi casi di “furti informatici” di fondi di clienti. Se finora questi episodi non hanno avuto effetti destabilizzanti sulla finanza, il monito è quello di porvi maggiore attenzione in futuro perché “se i cripto asset diventassero maggiormente diffusi la loro importanza in termini di implicazioni per l’economia è destinata ad aumentare”.

I rischi a carico della tutela dei consumatori restano “consistenti”, data l’inadeguatezza o la limitata trasparenza e vigilanza su questi asset. Tra gli esempi citati per sottolineare la scarsa trasparenza del mercato in questione, degli oltre 16mila token “quotati” in diverse piattaforme ne rimangono solo 9mila, “mentre gli altri sono semplicemente spariti”. Secondo gli esperti del FMI alcuni sono stati creati “esclusivamente con scopi speculativi o addirittura per frodi”, inoltre “lo pseudo anonimato dei cripto asset crea anche lacune di informazioni per le autorità di vigilanza che possono, a loro volta, creare aperture tramite cui effettuare riciclaggio o finanziamento di attività terroristiche”, si legge nel rapporto. Anche nel caso le autorità dovessero essere in grado di tracciare le transazioni illecite, potrebbero non essere poi in grado di identificare le parti coinvolte in questi scambi.

Gli esperti del Fondo Monetario Internazionale hanno poi segnalato che esiste un problema non indifferente di coordinamento delle autorità dei vari Paesi, dato che prevalentemente le transazioni sui cripto avvengono tramite entità che operano in centri finanziari offshore. Questo rende non solo difficile, ma quasi impossibile, la vigilanza e la tutela delle regole senza cooperazione internazionale.
Da questo punto parte la prima delle raccomandazioni avanzate ai policymaker: il miglioramento del coordinamento internazionale, oltre all’attuazione degli standard globali già esistenti, anche se questi hanno un raggio d’azione alla lotta al riciclaggio e al controllo dell’esposizione da parte delle banche sui cripto limitato.

Per il FMI i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dai cripto asset “non sono ancora sistemici ma vanno monitorati attentamente, date le loro implicazioni globali e l’inadeguato sistema regolamentare e di vigilanza in molte giurisdizioni”. Nelle economie emergenti l’avvento dei cripto asset presenta dei benefici, segnalano i tre esperti, ma ciò può anche impartire un’accelerazione a quella che il FMI chiama, coniando un neologismo, “criptoizzazione” dell’economia e far aggirare i controlli su borse e mercati. Secondo lo studio un aumento degli scambi su questi asset potrebbe innescare destabilizzazioni dei flussi di capitali in queste economie.

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