Criminalità organizzata, Eurispes: Italia polarizzata ma non ci sono zone impermeabili

(Teleborsa) – Non esistono zone in Italia impermeabili alla criminalità organizzata sebbene esistano grandi differenze tra il Nord e il Sud Italia. È quanto emerge dall’Indice di Permeabilità dei Territori (IPCO) alla Criminalità organizzata elaborato da Eurispes presentato questa mattina presso la Direzione Nazionale Antimafia e che si inserisce nel quadro del Protocollo d’intesa tra la DNA e l’Istituto di ricerca.

Tra le evidenze dello studio anche la coincidenza fra la distribuzione geografica delle province a maggiore permeabilità e quella dell’arretratezza economica e sociale del Paese, un’eterogeneità delle cause di permeabilità lungo la Penisola, una generale diminuzione delle condizioni di permeabilità nel tempo con l’eccezione di alcune province e l’esistenza di una correlazione positiva fra il fenomeno della permeabilità e il manifestarsi di crisi economico-finanziarie nazionali e internazionali.

Nello studio si mostra una netta polarizzazione geografica della permeabilità tra Nord e Sud d’Italia: i valori più alti dell’indice sono infatti misurati per le province del Mezzogiorno, mentre nel Nord-Est si trovano i valori più bassi. I valori sono inoltre localmente concentrati – ossia province confinanti tendono ad avere valori simili – ma al contempo il fenomeno è presente su tutto il territorio nazionale.

Le province calabresi di Crotone e Vibo Valentia hanno presentato i valori più elevati dell’indice (rispettivamente con valori di 108,62, e 107,29), al terzo posto quella di Napoli (106,89) e Reggio Calabria (106,88). Spicca in classifica la ligure Imperia all’ottavo posta, unica provincia settentrionale nelle prime 10 posizioni. Le province meno esposte alla criminalità organizzata sono tutte al Nord e si trovano in Lombardia e in Friuli-Venezia Giulia, queste sono Monza e della Brianza, Como, Udine, Pordenone e Lecco.

Anche la mappa dei valori aggregati per Regione conferma sostanzialmente l’andamento provinciale. L’analisi nel tempo dell’indice ha messo invece in luce una generale crescita della resistenza alla criminalità organizzata: non si registrano province con un livello alto che hanno visto il loro livello diminuire mentre quelle con un livello basso sono anche quelle che sono diminuite di più in proporzione; questa circostanza ha portato alla crescita delle differenze nei livelli di permeabilità tra le province. Fanno eccezione la provincia di Roma, il cui livello di permeabilità è cresciuto di 3,28 punti, salendo in graduatoria di 44 posizioni e la provincia di Milano, il cui livello è cresciuto del 2,57, salendo di 39 posizioni, crescita più elevata.

Tra le province più virtuose, che hanno visto diminuire il valore dell’IPCO, Bolzano è stata la migliore. Il valore IPCO della provincia è sceso di 8,38 punti, scendendo in graduatoria di 71 posizioni. Altre province che si sono distinte per una diminuzione dell’IPCO sono Matera (-4,86), Terni (-4,74) e Lodi (-4,70).

“La natura della permeabilità alla criminalità organizzata – ha spiegato il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – prende forme diverse a seconda dei territori. Difatti la criminalità organizzata ha dimostrato di saper adattare le proprie strategie di crescita ai bisogni del territorio, riuscendo spesso a presentarsi come alternativa alle risorse legali, soprattutto per le categorie sociali più vulnerabili. Ciò permette a queste organizzazioni di aumentare sia il loro controllo sul territorio, sia il sostegno ricevuto da parte dello stesso”.

“In generale – ha concluso il Presidente dell’Eurispes – nelle province del Sud la vulnerabilità è principalmente dovuta a forme di fragilità economico-sociali, che spingono i gruppi criminali a forme più tradizionali di controllo del territorio, che generano a loro volta una maggiore fragilità. Nelle province del Nord la vulnerabilità è più legata al mondo produttivo, dove i gruppi criminali possono infiltrarsi in virtù della forza finanziaria ottenuta attraverso proventi illeciti”.

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